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Luca ci racconta l’orto a lasagna

Tra le azioni messe in atto da miraorti agli orti regolamentati, ce n’è una un po’ bizzarra: l’orto a lasagna.
Nato sul luogo dove l’anno scorso si è tentato di installare un’area per il compostaggio, ma che per problemi vari, come si è già scritto (vedi post del 7 dicembre 2011), non ha funzionato. Questa nuova iniziativa ha permesso di riciclare la grande quantità di materia organica accumulata e allo stesso tempo di creare un orto per gli alunni delle scuole del comprensorio Cairoli che dal mese di febbraio vanno agli orti per coltivare e ascoltare i consigli degli ortolani.

Ma cos’è l’orto a lasagna??
Molto semplicemente è un orto composto da più strati di materiali diversi tra loro sovrapposti, esattamente come una lasagna alla bolognese, da cui il nome.
È molto importante la procedura con cui viene realizzato, in quanto è necessario rispettare la sequenza con cui si dispongono i materiali, onde evitare di creare un semplice cumulo inerte su cui non crescerà nulla.

Ecco quindi le fasi:
1) stabilire il luogo dove creare l’orto e sfalciare le erbe eventualmente presenti senza rastrellarle
2) smuovere appena il terreno con una vanga forca o una zappa e bagnarlo (magari il giorno prima)
3) stendere uno strato spesso 1-2 cm di giornali o cartoni (avendo cura di eliminare i punti di pinzatrice e i resti di nastro adesivo, ma non preoccupatevi dell’inchiostro, non è dannoso). È importante non lasciare nessuno spazio libero, quindi sovrapporre il più possibile i cartoni
4) bagnare di nuovo e stendere uno strato abbondante di materia organica: foglie secche, rametti, erbacce, paglia, sfalci del prato, …, per uno spessore di circa 20 cm, cercando di mantenere una proporzione di 1 a 30 tra parti molto verdi e parti molto secche, in quanto un eccesso di verde (erba, scarti di frutta e verdura, …) provocherebbe marcescenze, cattivi odori ed un substrato non utile per le piante a causa di eccessi di azoto e carenza di ossigeno per le radici
5) coprire tutto con 3-5 cm di compost o terra e ancora bagnare abbondantemente
6) se il materiale usato al punto 4 era molto secco, potrebbe essere utile aggiungerne ancora 10-15 cm e poi di nuovo altri 3-5 cm di compost o terra (o addirittura 10 cm, per facilitare le piante nel periodo iniziale di crescita)
7) infine uno strato spesso un paio di centimetri di paglia o legno tritato per mantenere umido il terreno e impedire una crescita eccessiva delle erbacce.
È importante lasciare riposare per qualche giorno l’orto, l’ideale sarebbe fare questo lavoro in autunno e coltivare in primavera, ma è possibile cominciare subito con piante più resistenti e adattabili come patate, zucche, zucchine.
Soprattutto non bisogna mai calpestare l’orto a lasagna, mentre è necessario aggiungere in continuazione materiale vegetale sulla superficie, in quanto diminuirà di volume con il passare del tempo (1-2 volte l’anno può essere sufficiente).

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Un orto di questo tipo è molto utile nel caso non si possa lavorare tradizionalmente il terreno, potendo addirittura posizionarlo in luoghi apparentemente non coltivabili perché pieni di macerie o materiali di scarto, nel nostro caso il terreno è molto duro e composto da sassi e altri materiali inerti, quindi difficilmente lavorabile se non con una ruspa!
Quindi è una risorsa per coltivare in molti luoghi cittadini apparentemente inospitali ed è anche molto meno faticoso, in quanto non si dovrà mai scavare, zappare, concimare, …!

prima
25 novembre orti regolamentati 2

dopo
ortolasagna 28 marzo_6

In autunno all’orto di Elvira è arrivato Saad, un ragazzino di 15 anni che abita in via Artom e ha una grande passione per la campagna e gli animali. La scorsa estate ha trascorso alcuni mesi in Marocco con un parente pastore che possiede un gregge di capre e con lui ha trovato il suo punto zen. Per aiutarlo a trovare un po’ di zen anche in via Artom Matteo (il suo educatore) ha deciso di portarlo agli orti e ad ottobre Isabella, intercettando al sua passione per gli animali, gli ha promesso delle galline.

 

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Dopo diversi mesi di studio del pollaio, un laboratorio di autocostruzione del pollaio a partire da pallet di recupero alla Casa nel Parco (con Luca, Matteo, Stefano e Paolo), il trasloco del pollaio, la posa della rete di recinzione e la pittura del pollaio, sono finalmente arrivate le galline regalate da Isabella. Grande emozione.

Tra poco, per non farci mancare nulla, arriverà anche una scritta sul pollaio che reciterà: Chicken Club.

arrivano le galline  1 arrivano le galline 3 arrivano le galline  4 arrivano le galline 09

ma ora lasciamo la parola a Saad:

Il pollaio di Saad

arrivano le galline 6

Oggi, finalmente io e Isabella siamo andati a None per comprare le nostre galline, aspettavo questo giorno da mesi.
Le nostre galline sono 3 più il gallo.
Mi chiamo Saad, sono un ragazzo a cui piace molto la campagna, e grazie a Isabella il mio sogno si è avverato. Luca è quello che mi ha dato una mano per realizzare il mio progetto di pollaio insieme a Stefano e Matteo, purtroppo Luca non potrà più venire all’orto e mi dispiace perchè mi ero affezionato.
Vorrei continuare questo progetto anche quando se ne andrà il mio educatore (Matteo).
Isabella mi ha aiutato offrendo dei soldi e le sarò grato.
Più avanti spero di aggiungere altre galline e soddisfare il mio sogno.
Ringrazio Miraorti che mi ha dato un opportunità di allevare galline e coltivare.

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Il pollaio di Saad ha trovato ospitalità nell’orto di Elvira.

La lista del post precedente si rifà al materiale che è stato rimosso dall’orto di Elvira nei mesi di ottobre, novembre e dicembre. I lavori di bonifica sono cominciati ad ottobre, subito dopo la vendemmia, e si sono protratti sino a qualche settimana fa con l’aiuto di un autunno e di un inverno caldi e con poche piogge (fatto salvo l’alluvione). Queste sono state le fasi di lavoro:

-pulizia dalla vegetazione ingombrante che aveva invaso l’orto

I lavori da Elvira 7

-smontaggio delle strutture delle serre ormai pericolanti

I lavori da Elvira 9

-pulizia progressiva, dalla parte bassa alla parte alta, di tutti i materiali non compatibili con l’orto

I lavori da Elvira 24

-smontaggio dei capanni

capanno numero 1

I lavori da Elvira 18

 

capanno numero 2

I lavori da Elvira 23

 

-stoccaggio dei materiali, divisi per categoria: ferro, legno, plastica, pvc e ingombranti di vario genere

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-conferimento nell’Eco-centro dei rifiuti

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I lavori da Elvira 54  I lavori da Elvira 67

Parte del materiale è stato conservato, come le lamiere per l’eventuale costruzione di un nuovo capanno o i tondini di ferro utili per realizzare delle strutture. Abbiamo recuperato gli attrezzi da giardino che abbiamo ripulito e provvisto di manici nuovi, abbiamo conservato le fasce di gomma da usare come tiranti di supporto per le piante rampicanti.

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Il legno è stato tagliato e conservato per fare il barbecue.

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Il ferro (circa 5 quintali) è stato portato via da Fiorino, un signore romeno con cui abbiamo simpatizzato, anche lui ortolano oltre che giardiniere delle enormi aiuole condominiali che circondano i palazzi di Mirafiori sud.

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Erbacce e canne sono state accumulate nell’angolo del compost.

I lavori da Elvira 28

La bonifica l’ha fatta miraorti, ora provvederemo ad altri piccoli aggiustamenti per rendere l’orto più appetibile e poi l’orto verrà suddiviso e assegnato a cittadini che lo coltiveranno insieme alla signora Elvira.

Le prossime tappe saranno:

-la potatura della vite e degli alberi da frutto

-la preparazione del terreno

-la realizzazione di un nuovo capanno

E poi con l’inizio della primavera il nuovo modello di gestione avrà inizio con tutti i nuovi soggetti.

In primavera, in occasione della prima smielatura, ci sarà la festa di inaugurazione aperta a tutti!

Su Flickr trovate l’album delle foto completo

Riqualificazione dal basso

Come saprete, miraorti ipotizza da più di un anno la possibilità che gli orti urbani spontanei non vengano eliminati per lasciare posto ad orti regolamentati (eventualità che tra l’altro, data l’attuale congiuntura economica, si allontana sempre di più), ma che vengano riqualificati attraverso azioni dal basso e istituzionalizzati. Abbiamo deciso di sperimentare direttamente questo tipo di riqualificazione con il lavoro sul campo per capire l’entità del lavoro, le difficoltà e le possibili soluzioni. Questa sperimentazione è cominciata nel 2010 con un orto abbandonato, che è stato ripulito, bonificato e poi aperto al pubblico trasformato in orto collettivo di quartiere. Nel 2011/2012 abbiamo sperimentato la bonifica di un nuovo orto: diverso per tipologia, dimensioni e posizione. Anche in questo caso uno degli obiettivi è stato portare maggiore mixité sociale all’interno di un’area che per ora è stata di esclusivo dominio degli ortolani, rispetto all’orto collettivo c’è però una grande novità. L’ortolano c’è ancora, si chiama Elvira e l’orto non è abbandonato ma solo trasandato. Stiamo aiutando la signora Elvira, non più in grado di prendersi cura del proprio orto da sola, ad aprire le porte del suo orto a cittadini che lo condividano con lei, aiutandola a coltivare, in cambio dell’uso di un pezzo di terra.

Un’esperienza pilota

L’orto di Elvira sarà un esperienza pilota per mettere a punto un modello replicabile per i tanti orti coltivati da ortolani troppo anziani per continuare a coltivare da soli. In questo modo molti anziani non sarebbero più obbligati a lasciare il proprio orto, potrebbero condividerlo affiancati da nuove forze, magari con poca esperienza ma desiderosi di imparare da ortolani di lunga esperienza.

Elvira

In occasione della vendemmia abbiamo presentato brevemente l’incontro con la signora Elvira e l’inizio della nostra collaborazione. Ora continuiamo il racconto.
L’orto aveva inizialmente un unico capanno, quello che Elvira chiama con nostalgia “la Villa” -così in ordine che si poteva passare la scopa davanti a casa e in tutti i vialetti- poi, con la morte del marito, c’è stata una fase di abbandono alla quale è seguita una fase di subaffitti, incomprensioni e dispetti tra cui l’incendio del capanno.

La mezzadria e il dono

La dinamica della vicenda non ci è ancora del tutto chiara, Elvira ha preso accordo con due ortolani che si sono spartiti l’orto, parte alta e parte bassa, e ciascuno si è costruito un suo capanno utilizzando i resti della “Villa”. L’accordo però non ha funzionato, dopo un breve periodo d’uso sono stati mandati via ed è forse a questo punto che ci fu l’incendio. L’oggetto della disputa era la spartizione del raccolto, costoro non pagavano un affitto e tenevano tutto per loro, Elvira si era invece immaginata un rapporto più simile alla mezzadria dove il proprietario e il coltivatore si dividono a metà il raccolto. Certo, la mezzadria è basata sulla proprietà fondiaria e pure sul concetto di proprietà negli orti ci sarebbe molto da indagare, perché non si tratta di una proprietà di fatto ma di un diritto di proprietà acquisito con l’uso, una sorta di usucapione mai formalizzato e impossibile da formalizzare perché su suolo pubblico. In questa vicenda però ad essere messo in causa non era il concetto di proprietà quanto il mancato corrispondere di un dono, che avrebbe riconosciuto alla due parti il rispettivo ruolo di ospitato e ospitante.

Nuovo orizzonte

Per formalizzare e regolare il tipo di rapporto e le condizioni d’uso tra Elvira e i nuovi ortolani, stiamo lavorando a delle interviste che porteranno alla redazione di un’ipotesi di contratto, in modo che entrambi le parti siano tutelate e si impegnino reciprocamente.

Segue dal post vin brulé

Letterina

Nella settimana precedente l’evento del 18 dicembre agli orti regolamentati avevamo lasciato, infilata nella porta di ogni capanno, delle letterine da compilare che così recitavano:
Tutti i progetti hanno i loro problemi,
gli orti regolamentati non fanno eccezione. Chi li conosce meglio di voi?
Aiutateci a risolverli scrivendo le vostre proposte.
Compilate la letterina qui sotto con le vostre idee e chissà che Babbo Natale non ci aiuti!

Purtroppo ne sono state scritte solo 10, che su 100 orti sono ben poche. Ma è vero che una buona metà non erano stata neanche ritirata perché in questo periodo dell’anno sono pochi gli ortolani che fanno visita settimanalmente agli orti.
Trascriviamo qui le letterine, i cognomi sono stati omessi per discrezione:

Letterina b Letterina a

Torino 18-12-11
Sono l’ortolano del N° 10, mi congratulo con l’associazione che si è presa la briga di pulire le nostre disordinate e sgradevoli porcherie
[si riferisce al compost] messe qua e la in tutti i settori non adeguati ai loro settori e bidoni a loro disposizione. Per tanto nel periodo di 4 anni che coltivo l’orto noto la molta disorganizzazione dell’operato della Circoscrizione n° 10, il non interessamento verso i regolamenti inerenti all’andamento degli orti in quanto le recinzioni dovevano essere di un unico tipo, tutte uguali e uniformi in base all’altezza di m 0,90, noto molto disordine. Mi ha fatto piacere oggi pomeriggio alla rotazione delle colture, avere conferma dal presidente Marco Novello di quella famosa proroga inerente la conduzione degli orti. Ulteriore gioia l’operato della Sig.ra Isabella e colleghi per quanto hanno fatto per gli ortolani, sia per l’enorme pulizia e per far si che il parco orti diventi di giorno in giorno più presentabile alle scolaresche che, in seguito della bella stagione, verranno da noi chiedere informazioni. In seguito terremo in efficiente al massimo in ordine e presentabili i nostro orti dalla consegna ridata.
Porgo i miei migliori Saluti e Auguri
M. Ottavio

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1 Combattere furto dei giardini Controllo delle forze dell’ordine più spesso
2 mettere telecamere
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Io sottoscritto T. Cosimo residente a Torino via RODOLFO MORANDI n° […] ortolano dal 2006 a MIRAFIORI SUD, Strada del castello ho FATICATO la terra ZAPPANDOLA duramente, togliendo le pietre per renderla migliore per l’orto. Avrei piacere di continuare a coltivare l’orto, PERCHÉ me piace la terra e anche la natura. Facendo presente al coordinatore e presidente e tutta la Circoscrizione 10, che io con tanto piacere e con voi assieme voglio potere andare avanti.
Tolgo [lapsus freudiano?] l’occasione di augurarvi un buon Natale e Felice anno Nuovo a tutti voi della Circoscrizione 10
Data 18/12/2011 T. Cosimo
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Io sottoscritto M. Giovanni, gestore dell’orto n° 51, come da accordi intrapresi dall’assemblea svoltasi il 7 dicembre 2011, esprimo il mio desiderio per il prolungamento nella gestione del suddetto orto fino all’autunno del 2017 restando in attesa di un riscontro da parte vostra in merito, colgo l’occasione per rinnovare i miei migliori auguri per le imminenti feste di fine anno.
M. Giovanni
Via Gian Giacomo Plantieri n° […] 10135 (TO)
GRAZIE-BUON-NATALE [scritto in fondo dalla mano di un bambino]
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IO VORREI PIÙ COOPERAZIONE NEL GESTIRE LE COSE, PIÙ CONTROLLI PER I FURTI CHE FANNO, CI PIACE FARE COMUNITÀ
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CONTROLLO CONTRO I FURTI, RECINZIONI, MANUTENZIONE, MOMENTI RICREATIVI
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VOGLIO CHE L’AREA VICINO I BAGNI PUBBLICI SIA ADIBITA A UN’AREA DOVE POSSO CUCINARE LA CARNE ALLA GRIGLIA CON I MIEI NONNI E DOVE POSSA GIOCARE LIBERAMENTE SENZA PROBLEMI
GRAZIE
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QUANDO SI CHIUDE L’ACQUA PER ANNAFFIARE BISOGNEREBBE LASCIARE APERTA L’ACQUA PER “BERE” !
RIGUARDO AL LETAME AVREMMO BISOGNO UN PUNTO DI RIFERIMENTO SEMPRE, PER CHI COME ME CHE NON HA L’AUTO O SERVE QUALCUNO CHE MI ACCOMPAGNA A PRENDERLO!
BUON NATALE A TUTTI!!

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Per quanto riguarda la parità di tutti gli ortolani, come mai nessuno ha mai fatto notare che le piastrelle verso il ripostiglio degli attrezzi non andavano spostate e modificate la detta corsia? Alcuni addirittura si sono fatti una base in blocchi mentre non si dovrebbe restringere la metratura dell’orto. In alternativa, si devono far spostare le chiamiamole, vasche per il compost, che ognuno si è fatto in grandezza e norme, ma nei mesi estivi mandano una puzza enorme in tutto il campo, specie quello fatto dal n°9 che è proprio all’ingresso degli orti, in alternativa le corsie dei passaggi fanno veramente pena.

In questi orti mancano severi controlli. Grazie

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Sono un ortolano il più sfigato di tutti, mi rubano continuamente i miei frutti ovvero le verdure di tutti i tipi. Qualcuno ha consigliato una telecamera, ma siamo pazzi? In alternativa, secondo la mia opinione, sarebbe meglio se possibile una recinzione al proprio orto robusta e di un’altezza almeno di metri 1,10 invalicabile e se qualcuno, come a volte capita, varca viene segnalato a chi di dovere.

Un ortolano incavolato quanto mai. 

Salute e Buone feste a tutti

Molti degli ortolani parlano della riassegnazione dell’orto. L’orto è stato assegnato per un periodo di 5 anni, ora gli ortolani dovrebbero partecipare al nuovo bando al quale viene data la priorità alle persone che in questi anni sono rimaste in lista di attesa. Al momento dell’assegnazione gli ortolani non hanno pensato a contrattare condizioni migliori e ora, in vista del nuovo bando, questo passaggio genera molti malumori perché gli ortolani non intendono cedere il loro orto. Probabilmente 5 anni fa avranno pensato: poi si vedrà, intanto le cose cambiano… Infatti ora la Circoscrizione sta pensando ad una proroga di qualche anno, che non risolverà il problema ma l’allontanerà nel tempo.

Un problema di numeri

A Mirafiori ci sono circa 800 orti, di cui 100 regolamentati, è abbastanza chiaro che la città non sarà mai in grado di soddisfare la domanda. Proprio per questo motivo chi è in possesso di un orto che coltiva con cura perché dovrebbe cederlo? La durata di 5 anni è una forzatura dettata dal regolamento che non corrisponde né ad un tempo biologico delle piante, né ad un tempo umano legato agli usi. Per evitare lo scontento dell’ortolano che diventa ex-ortolano, o dell’aspirante ortolano che vede prolungarsi i suoi tempi di attesa, si potrebbe accelerare l’ingresso di nuovi ortolani attraverso la riassegnazione degli orti abbandonati e di quelli gestiti in maniera irregolare (subaffitto e gestione di più orti da parte di uno stesso individuo).

A scala cittadina altra strada per soddisfare tutti gli aspiranti ortolani potrebbe essere quella di istituzionalizzare gli orti spontanei. Trovate una sintetica descrizione degli orti istituzionalizzati sulla mappa del Parco agricolo del Sangone, a breve miraorti testerà la fattibilità della proposta attraverso una campagna di interviste.

Presto ve ne parleremo più approfonditamente.

Continua la serie di post sul Parco Piemonte con una mappa che mostra quanto del terreno agricolo connesso alla Cascina Cassotti Balbo sia stato eroso dall’urbanizzazione dal 1946 ad oggi.

Che cosa resta dei campi coltivati dalla Cascina dal dopoguerra ad oggi?

Gli ultimi contadini di Mirafiori che sino al 2009 abitavano la Cascina Cassotti Balbo hanno ricostruito con noi la mappa di quelle 110 giornate di terra coltivate dal 1946. Alla morte del padre, nel 1976, la signora Lucia insieme al marito recuperò la cascina, dopo essersene allontanata per soli 4 anni.
Dopo una vita vissuta in Cascina, il 16 luglio 2009 sono costretti ad abbandonare la Cascina.

Qui trovate la storia della Signora Lucia, l’ultima contadina di Mirafiori.

Continua la serie di post sul Parco Piemonte con un intervista alla Signora Lucia che ha trascorso tutta la sua vita (ad eccezione di una breve interruzione di 4 anni) nella Cascina Cassotti Balbo come contadina sino al 2009.

1946

Nel 1946 i genitori di Lucia lasciano Grugliasco perché la famiglia era diventata troppo numerosa e non c’era cibo per tutti; affittano dalla Signora Carta (proprietaria dell’epoca) la Cascina Cassotti Balbo di Mirafiori. La cascina era un ex convento, Lucia ancora si ricorda del roseto che collegava l’edificio alla chiesa, usato come passaggio dalle suore per recarsi in chiesa. Lavorano i campi di pertinenza della Cascina e campi attigui di altri proprietari, per un totale di 110 giornate di terra (circa 53 ettari). I terreni venivano usati per lo più per produrre foraggio, grazie all’ampia disponibilità di acqua che permetteva la produzione intensiva di fieno. I prati irrigui venivano periodicamente inondati con l’acqua che arrivava da un braccio della Dora tagliato all’altezza di Alpignano. I lavori annuali cominciano a gennaio con la concimazione dei campi e poi il primo taglio del fieno a maggio e poi a ripetizione ogni 40 giorni. L’irrigazione era il lavoro più impegnativo con il sistema delle chiuse da gestire e la pulitura dei canali.

La meccanizzazione

Nel ’46 cominciano senza attrezzature motorizzate, possegono solo una macchina a lame per fare il fieno che si attaccava al cavallo. Le colture erano miste, seminativi e produzione di fieno fatta da loro direttamente o dai pastori che avevano un contratto con la cascina. Nel momento in cui cominciava la bella stagione servivano uomini, ci si recava a Saluzzo dove i giovani in cerca di lavoro si recavano in piazza e lì contrattavano il lavoro stagionale. Avevano un salario, alloggio e vitto che consumavano per conto loro. Di fisso c’era solo il signor Matteo che lavorò sino alla pensione come bovaro. Il lavoro era durissimo ma poi arrivò il Ford 2000, -quando eravamo già dei Signori arricchiti nel senso di fare meno lavoro-, il lavoro manuale diminuiva sempre di più, arrivò anche la macchina a motore per girare il fieno. Poi quando Lucia aveva 12/13 anni -ormai non ero più bambina- arrivò l’elevatore per i balôt e in seguito lo spargi letame.

La trebbiatura

Il momento della trebbiatura era un momento di gran festa. La trebbiatrice passava da una cascina all’altra, le famiglie si aiutavano una con l’altra. Si preparavano lauti pranzi, si faceva la maionese, si ammazzava una gallina e per i bambini era una festa. La signora Lucia, bambina, veniva mandata a comprare mezzo chilo di prosciutto cotto. -Non si ballava però, noi eravamo vicino alla chiesa-.

Il matrimonio e il ritorno

Alla fine negli anni ’70 erano solo 3, lei ormai adulta lascia la casa paterna e apre un negozio di ortofrutta in strada Castello di Mirafiori dove vende i prodotti della cascina (un prototipo di Farmer Market a Km0). Nel ’76 il padre sul letto di morte chiede che la cascina non venga abbandonata, in un anno il marito di Lucia sistema il lavoro e insieme tornano alla cascina alla quale ormai restavano solo più 16 giornate di terra. Coltivano i campi di Nichelino dove ora c’è il Carrefour, gli attuali campi da gioco al fondo del parco Colonnetti, i campi lungo il cimitero sud dove ora ci sono i nomadi, un distributore e l’attuale parco Piemonte tra la discarica Fiat e il Sangone. Nei seminativi coltivano soprattutto grano, poco mais -perché lo rubavano-.
Il lavoro di pulizia delle bealere restava il più duro, quando si tagliava il fieno si pulivano anche le bealere con la falce. Lo facevano anche per il golf di corso Unione che usava l’acqua della Dora per annaffiare il campo da gioco. Bisognava mettere le paratie e poi si andava avanti camminando per capire dove usciva l’acqua.

Transumanza

Sino al 1999 d’inverno, di ritorno dalla transumanza, veniva un pastore con 30/40 mucche. Abitava in cascina con loro, contro un canone riceveva alloggio, legna per scaldarsi, stalla e fieno per le mucche. Poi con l’ASL divenne sempre più complicato avere bovini, negli ultimi 10 anni di attività delle cascina veniva un pastore con 150 pecore. Questo costituiva un’entrata complementare ai ricavi della cascina che si riducevano sempre più con il calo del prezzo del foraggio. Le entrate non erano sufficienti per vivere, c’era la pensione e il lavoro di macellaio del marito che d’inverno andava nelle cascine ad ammazzare i maiali. Fin che hanno potuto hanno allevato anche loro maiali, nutriti in buona parte con i resti della mensa della Carello, poi, per via delle case sempre più vicine, non li hanno potuti più tenere.

I sinti

Con i sinti (il cui campo confina con il Parco Piemonte e con i campi da loro coltivati) Lucia dice di avere avuto sempre buoni rapporti, anche il marito conferma, -rapporto di rispetto reciproco, ottenuto qualche volta attraverso minacce con un fucile, ma ottenuto-. All’epoca venivano a comprare in cascina le galline e la paglia per il cavallo. Si ricorda da piccola della Morina, che veniva spesso in cortile con un gran gonnellone nero nel tentativo di nascondere le galline.

2009 Auchan, Enzo B, la fine

Il 6 luglio del 2009 hanno dovuto abbandonare la cascina. Dopo vari passaggi la proprietà é passata a Auchan e poi a Enzo B tramite un accordo.
Per Lucia è stato un trauma. Nata nel ’50 è stata via dalla cascina per soli 4 anni.
Non è riuscita ad allontanarsi dal luogo in cui è cresciuta e vissuta. Ora abita in una piccola villetta a poche decine di metri di distanza dalla Cascina Cassotti Balbo.
I canali e le bealere che hanno costituito la ricchezza dei campi di Mirafiori negli ultimi quattro secoli versano dal 2009 in stato di abbandono.

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