Parco Agricolo del Sangone

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Il sito di Miraorti nasce per presentare i risultati di un’esperienza di ricerca avviatasi nell’ottobre 2010. L’Obiettivo della ricerca è stato riflettere sulle future trasformazioni dell’area di Mirafiori sud, lungo il torrente Sangone, attraverso un percorso di progettazione partecipata del territorio. Nel primo anno si è giunti a capire cosa fare, nel secondo si è compreso come, arrivando a definire quattro scenari di trasformazione focalizzati sulla sostenibilità ambientale e sull’agricoltura civica, produzione agricola che coinvolge attivamente i cittadini.

Il metodo
La ricerca/azione ha attivato percorsi decisionali inclusivi per supportare le amministrazioni nella redazione dei progetti esecutivi, ma, come spesso accade nei percorsi di ricerca, il lavoro sul campo ha contribuito anche a ridefinire gli obiettivi stessi della riqualificazione per far sì che questa possa inserirsi in un quadro unitario a scala di quartiere e territoriale. Essersi presi il tempo di osservare, parlare con le persone, capire quale significato attribuiscano ai luoghi e attraversare il sito in lungo e in largo vivendo per due anni nel quartiere, ha arricchito la nostra visione d’insieme. Abbiamo fatto un passo indietro e siamo partiti cominciando a coltivare in punti diversi del quartiere. Coltivare, insegnare nelle scuole, ripulire un angolo del quartiere, incontrare le persone, discutere: cercare cioè di vivere come soggetti sociali la materia della nostra ricerca, o, come suggerisce la sociologa Elisabeth Pasquier, : « coltivare il proprio campo di indagine »[1].

 

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Il Parco Agricolo del Sangone
Mettendo da parte per un momento le richieste istituzionali, abbiamo riflettuto sul senso e sul contesto, su come tenere coese le unità territoriali di un’area di 70 ettari e le singole azioni di riqualificazione, in modo da produrre un progetto coerente e non una somma di interventi disgiunti, presunti necessari. Si è concepita così l’idea del Parco Agricolo del Sangone, un grande contenitore in cui connettere situazioni geografiche distinte, caratterizzate da molteplici usi, pratiche agricole diverse, e tanti soggetti. A partire da questo quadro abbiamo tracciato scenari differenti per ogni area, tutti legati da un tema comune: la produzione agricola a diverse scale: individuale, collettiva e aziendale; il fine è creare sinergie tra città e campagna, cosicché la vicinanza con la città non comprometta più il futuro di queste terre ma diventi piuttosto una risorsa e un volano per lo sviluppo sostenibile e fruttuoso delle frange urbane.

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Miraorti nasce rimettendo in discussione i progetti preliminari di riqualificazione delle aree lungo il Sangone comprese tra il mausoleo della Bela Rosin e il Castello del Drosso, legati ai fondi del termovalorizzatore. Tali opere prevedono la realizzazione di una pista ciclabile e lo spostamento di alcuni orti (una piccola parte rispetto a quelli presenti sull’area), con la costituzione di nuovi orti regolamentati su uno spazio agricolo adiacente. Attraverso il percorso di ricerca si è arrivati a definire un quadro, ben più complesso, di parco agricolo, dove la pista ciclabile è una delle condizioni necessarie per rendere l’area fruibile e non più il cuore del progetto. Le soluzioni immaginate coinvolgono anche aree non interessate dai fondi del termovalorizzatore ma facenti parte dello stesso sistema territoriale, in modo da delineare un progetto di paesaggio organico e coerente.

Un’ulteriore sfida è stata cercare di comprendere come in un momento di crisi economica sia ancora possibile affrontare delle riqualificazioni urbanistiche e in quale forma; immaginare quali possano essere i soggetti attuatori idonei, dimostrando la fattibilità economica delle operazioni previste dal nostro progetto. Per questo motivo, affianco al progetto, è stato necessario mettere a punto uno studio di fattibilità economica riguardante le operazioni previste.

L’agricoltura, oltre ad essere il modo più vantaggioso di utilizzare e preservare il territorio, è anche l’unica soluzione per la gestione di aree molto vaste, in quanto la sola che permette delle entrate che coprano parte dei costi di gestione. Una trasformazione tradizionale che preveda in un’area verde un “parco urbano attrezzato” non solo avrebbe oggi pochissime probabilità di reperire i fondi per la realizzazione, ma le risorse comunali non basterebbero certamente per garantirne la costante manutenzione.

Per queste ragioni il parco agricolo è un’ottima risposta: appoggiandosi il più possibile sull’esistente, opera una trasformazione degli usi invece di una trasformazione fisica, valorizzando le risorse attraverso azioni minime come la riconversione dell’agricoltura, l’istituzionalizzazione degli orti spontanei, la rinaturalizzazione delle sponde e la creazione di nuove partnership tra pubblico e privato.

 

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Utilizzando gli esiti del lavoro sul campo (le attività di animazione nel quartiere), l’indagine sociologica e l’analisi degli strumenti di governance possibili, si è giunti alla progettazione definitiva delle due aree a maggiore complessità (orti spontanei e Parco Piemonte) e ad ipotizzare uno scenario di gestione per l’area agricola e le sponde del Sangone. Per quanto riguarda gli orti regolamentati della Bela Rosin, area già riconvertita e strutturata, sono già state realizzate la maggior parte delle azioni previste come trasformazione fisica degli spazi comuni e la creazione di un comitato.

Torino Città da Coltivare
Conclusosi il periodo di ricerca/azione, il prossimo passo sarà federare tutti i soggetti coinvolti intorno agli scenari proposti perché si arrivi alla graduale realizzazione del Parco Agricolo del Sangone. Siamo molto ottimisti, e il nostro ottimismo ci pare avere solide basi:  quando il progetto è cominciato era nell’aria un cambiamento, a livello sia culturale che amministrativo, e oggi, a due anni di distanza, la città di Torino con il progetto Tocc raccomanda e stimola l’attuazione di nuove forme di gestione di aree agricole ed aree verdi, con progetti di collaborazione pubblico-privato che prevedono la concessione di terreni comunali, predisponendo di fatto tutti gli strumenti necessari perché questi scenari possano realizzarsi.

 

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Chi fosse interessato ad approfondire l’argomento
per ottenere i report scientifici della ricerca miraorti
scriva a miraorti[chiocciola]gmail.com

 

 

 

 

[1] E. Pasquier, Cultiver son jardin/ Chroniques des jardins de la Fournillère 1992-2000, Parigi, 2001, pag 12.