Archives for category: orto di Elvira

In autunno all’orto di Elvira è arrivato Saad, un ragazzino di 15 anni che abita in via Artom e ha una grande passione per la campagna e gli animali. La scorsa estate ha trascorso alcuni mesi in Marocco con un parente pastore che possiede un gregge di capre e con lui ha trovato il suo punto zen. Per aiutarlo a trovare un po’ di zen anche in via Artom Matteo (il suo educatore) ha deciso di portarlo agli orti e ad ottobre Isabella, intercettando al sua passione per gli animali, gli ha promesso delle galline.

 

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Dopo diversi mesi di studio del pollaio, un laboratorio di autocostruzione del pollaio a partire da pallet di recupero alla Casa nel Parco (con Luca, Matteo, Stefano e Paolo), il trasloco del pollaio, la posa della rete di recinzione e la pittura del pollaio, sono finalmente arrivate le galline regalate da Isabella. Grande emozione.

Tra poco, per non farci mancare nulla, arriverà anche una scritta sul pollaio che reciterà: Chicken Club.

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ma ora lasciamo la parola a Saad:

Il pollaio di Saad

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Oggi, finalmente io e Isabella siamo andati a None per comprare le nostre galline, aspettavo questo giorno da mesi.
Le nostre galline sono 3 più il gallo.
Mi chiamo Saad, sono un ragazzo a cui piace molto la campagna, e grazie a Isabella il mio sogno si è avverato. Luca è quello che mi ha dato una mano per realizzare il mio progetto di pollaio insieme a Stefano e Matteo, purtroppo Luca non potrà più venire all’orto e mi dispiace perchè mi ero affezionato.
Vorrei continuare questo progetto anche quando se ne andrà il mio educatore (Matteo).
Isabella mi ha aiutato offrendo dei soldi e le sarò grato.
Più avanti spero di aggiungere altre galline e soddisfare il mio sogno.
Ringrazio Miraorti che mi ha dato un opportunità di allevare galline e coltivare.

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Il pollaio di Saad ha trovato ospitalità nell’orto di Elvira.

La lista del post precedente si rifà al materiale che è stato rimosso dall’orto di Elvira nei mesi di ottobre, novembre e dicembre. I lavori di bonifica sono cominciati ad ottobre, subito dopo la vendemmia, e si sono protratti sino a qualche settimana fa con l’aiuto di un autunno e di un inverno caldi e con poche piogge (fatto salvo l’alluvione). Queste sono state le fasi di lavoro:

-pulizia dalla vegetazione ingombrante che aveva invaso l’orto

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-smontaggio delle strutture delle serre ormai pericolanti

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-pulizia progressiva, dalla parte bassa alla parte alta, di tutti i materiali non compatibili con l’orto

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-smontaggio dei capanni

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capanno numero 2

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-stoccaggio dei materiali, divisi per categoria: ferro, legno, plastica, pvc e ingombranti di vario genere

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-conferimento nell’Eco-centro dei rifiuti

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Parte del materiale è stato conservato, come le lamiere per l’eventuale costruzione di un nuovo capanno o i tondini di ferro utili per realizzare delle strutture. Abbiamo recuperato gli attrezzi da giardino che abbiamo ripulito e provvisto di manici nuovi, abbiamo conservato le fasce di gomma da usare come tiranti di supporto per le piante rampicanti.

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Il legno è stato tagliato e conservato per fare il barbecue.

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Il ferro (circa 5 quintali) è stato portato via da Fiorino, un signore romeno con cui abbiamo simpatizzato, anche lui ortolano oltre che giardiniere delle enormi aiuole condominiali che circondano i palazzi di Mirafiori sud.

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Erbacce e canne sono state accumulate nell’angolo del compost.

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La bonifica l’ha fatta miraorti, ora provvederemo ad altri piccoli aggiustamenti per rendere l’orto più appetibile e poi l’orto verrà suddiviso e assegnato a cittadini che lo coltiveranno insieme alla signora Elvira.

Le prossime tappe saranno:

-la potatura della vite e degli alberi da frutto

-la preparazione del terreno

-la realizzazione di un nuovo capanno

E poi con l’inizio della primavera il nuovo modello di gestione avrà inizio con tutti i nuovi soggetti.

In primavera, in occasione della prima smielatura, ci sarà la festa di inaugurazione aperta a tutti!

Su Flickr trovate l’album delle foto completo

Bonifica sperimentale degli orti spontanei (o abusivi, secondo un accezione più negativa) di Mirafiori sud.

La bonifica dell’orto di Elvira.

Non solo nella conduzione, ma anche nel metodo di smaltimento dei rifiuti, quest’anno abbiamo provato una nuova via. Invece di chiamare l’AMIAT per il ritiro dei materiali ingombranti non riciclabili, li abbiamo conferiti noi stessi nell’ecocentro di via Zino Zini facendo diversi viaggi con camioncini avuti in prestito gratuito da conoscenti che sostengono la causa. Abbiamo fatto 5 viaggi, siamo diventati quasi amici con gli operatori dell’ecocentro e abbiamo risparmiato 400,00€ (questo era stato il costo dell’AMIAT nel 2010 per il ritiro in loco del materiale ingombrante non riciclabile dell’orto collettivo).

Cosa può contenere un orto? O meglio cosa conteneva l’orto di Elvira?

Ecco la lista:
1 autoradio, 1 scopa, 80 bottiglie di plastica, 2 paia di stivali, 1 paio di zoccoli, 1 accetta, 1 bombola spray di insetticida, 1 catena d’oro finto, 2 tende in plastica della doccia, 16 gruccie, 2 bombolette di Autan, 1 velo da sposa, vari sacchi, vari giornali, 5 tute da lavoro (Self e Magneti Marelli), 1 scatola di latta, semi di girasole, 1 pacchetto di fazzoletti, 7 spruzzini, 1 calendario della “Gioventù Ardente Mariana” 2010, 1 cucchiaino, 1 tazza, 1 paio di guanti, 2 bacinelle di cui una rotta, 10 tende da balcone di stoffa verde, 1 secchiello pieno di ferramenta varia, 1 tavolino in plastica, 1 cestino, 7 recipienti in plastica, 8 mattoni, 12 contenitori in polistirolo, medicine per diabetici di marca tedesca, 1 paio di pantaloncini, 1 armadietto da bagno, 1 barattolo di zucchero, 1 guscio per la sorpresa dell’uovo di pasqua contenente semi, 1 spazzola per le scarpe, 1 bastone da passeggio, 7 sacchi delle poste italiane per posta inesitata, 1 paio di jeans, cartavetro, 1 secchiello in plastica per bambini, 1 ombrello, 1 polo, 1 t-shirt, 1 cappello con visiera, 1 telefono cordless con la sua base, 1 cappello con visiera da bambino, 1 bicchiere in vetro rotto, 2 cucchiai, 1 vassoio in legno, 1 tanica di acqua distillata, 1 paio di scarpe da ginnastica, 2 guide telefoniche Pagine Bianche, 1 pompa per la bicicletta, 1 piatto di ceramica Ikea, sacchetti Lidl, 1 pantaloncino corto di jeans, 9 stracci, 1 pacco di tovaglioli di carta, una dozzina di piatti in plastica, 2 asciugamani da cucina, 20 fra CD e DVD senza custodia (tra i titoli: The Mask, Enciclopedia Omnia, The Tenors, Burt Bacharach, Gustav Mahler, Pagine Gialle, 1 programma di fotoritocco), 1 divano a 2 posti, 1 copridivano, 1 cuscino, 4 tappeti auto, 17 tapparelle di plastica e in legno, 8 paia di sci, svariati mq di telo in pvc per agricoltura per un totale di 9 sacchi neri, circa 20 m lineari di battiscopa in plastica, 2 sedie da casa, 2 sedie da ufficio, barattoli di sementi, 1 libro di Giovanni Bogliolo, Giovanna d’Arco, Fabbri Editore, 1 pinzatrice, 1 presa per il telefono, 1 straccio per pavimenti, 1 cornice, 1 tubo di scarico per lavapiatti, 2 rulli per dipingere, 1 contenitore peri rifiuti organici, 2 ombrelli, un gradino di legno e linoleum, 1 auto giocattolo telecomandata, 1 mq di coibentazione per edilizia in polistirolo, 1 cassetto portaverdure del frigorifero, diversi vasetti per lo yogurt vuoti, 1 tovaglia, 1 telacerata, cinghie per le tapparelle, 1 salino, 1 bidet, vasi da giardino in plastica e terracotta, fioriere, 1 portavasi angolare in ferro battuto, 1 lampadario in ottone, alveolari per le semine, 3 m di tubo poroso per impianti di irrigazione, 5 m di catena in plastica da cantiere,  1 frigo dei gelati a pozzetto Cecchi, 6 ante di armadi neobarocchi, varie decine di tubi in materiale plastico di diverso tipo, 11 m di grondaie, vari metri di pali in legno, 23 m di tondino in ferro, 7 assi di alluminio, 4 teglie da forno, 4 griglie in ferro per il barbecue, 2 piani del frigorifero, circa un quintale di scarti di produzione di pneumatici (fasce strette e lunghe), 2 sedie da giardino, 13 secchi in plastica da vernice grandi vuoti, 5 secchi in plastica da vernice piccoli pieni, 1 latta di olio di palma da 20 l piena, 1 bidone in plastica Dixan, 1 imbuto, 2 taniche per benzina da 20 litri di cui una della Mercedes, 1 spazzolone, 1 skateboard, 10 manici per scope in legno e metallo, 30 tra bottiglie e barattoli in vetro, 1 carrello della spesa,1 sedia a draio da giardino, 2 latte di metallo per olio vuote, 1 tombino in ghisa, 1 carriola in ferro, struttura in metallo di una sedia, 1 tavolo, 1 sedia da bambino in plastica, 1 acquario (vuoto), lamiere e onduline di lamiera di vari formati per una superficie totale di 40 mq, 1 ratto morto, 2 padelle, picchetti in ferro, 5 scolapiatti in ferro, giunti per tubi innocenti, 3 giunti da grondaia, parti di scaffali metallici, svariati metri di fil di ferro normale e rivestito in plastica,  1 WC, svariati metri di filo elettrico con e senza rame, 1 retro di elettrodomestico non meglio identificato marca Indesit, rete metallica, 2 reti da materasso, 1 porta ombrellone, 1 ombrellone Algida, diverse decine di canne di arundo, 1 sedia da ufficio girevole su rotelle, 1 bidone in ferro grande, 4 sedie da cucina, 7 battenti di finestre con vetro, 2 portoncini in legno di cui uno blindato, 1 paio di scarpe in cuoio nero da uomo, 1 asta con ganci da macelleria, 3 coppe in plastica, 4 metri di tubo corrugato da impianti, 3 guanti, 1 berretto, 4 cestini in vimini, 1 frigo da camion, 4 calendari (2006, 2007, 2x 2008), 1 pettine, 4 portatovaglioli in plastica, 1 credenza impialliciata, 1 profumo “Danilo pour homme”, 1 bilancia pesapersone elettronica, 1 armadietto, 18 attrezzi senza manico (5 pale, 3 forconi, 5 zappe, 3 falcetti, 2 scope), 2 scale, 2 annaffiatoi, 2 bidoni da cucina per la spazzatura, 1 carrello per la spesa in vimini, 1 mq di ondulina in vetroresina, 3 zappe, 1 piccone, 1 forca, 2 zappette, 1 forcone, 1 finestrino di una macchina, 1 triciclo per bambini, 1 rastrello, 5 pentole, 4 strutture di sedie in ferro, 1/2 mc di macerie, 2 mc di piastrelle, 2 tubi in eternit alti 120 cm, 1 porta carta igenica, 1 portasapone, 2 rulli avvolgibili per tapparelle.

Per chi volesse approfondire o fare un confronto con un altro caso campione, qui trovate la lista del materiale contenuto nell’orto che è diventato poi l’orto collettivo.

Riqualificazione dal basso

Come saprete, miraorti ipotizza da più di un anno la possibilità che gli orti urbani spontanei non vengano eliminati per lasciare posto ad orti regolamentati (eventualità che tra l’altro, data l’attuale congiuntura economica, si allontana sempre di più), ma che vengano riqualificati attraverso azioni dal basso e istituzionalizzati. Abbiamo deciso di sperimentare direttamente questo tipo di riqualificazione con il lavoro sul campo per capire l’entità del lavoro, le difficoltà e le possibili soluzioni. Questa sperimentazione è cominciata nel 2010 con un orto abbandonato, che è stato ripulito, bonificato e poi aperto al pubblico trasformato in orto collettivo di quartiere. Nel 2011/2012 abbiamo sperimentato la bonifica di un nuovo orto: diverso per tipologia, dimensioni e posizione. Anche in questo caso uno degli obiettivi è stato portare maggiore mixité sociale all’interno di un’area che per ora è stata di esclusivo dominio degli ortolani, rispetto all’orto collettivo c’è però una grande novità. L’ortolano c’è ancora, si chiama Elvira e l’orto non è abbandonato ma solo trasandato. Stiamo aiutando la signora Elvira, non più in grado di prendersi cura del proprio orto da sola, ad aprire le porte del suo orto a cittadini che lo condividano con lei, aiutandola a coltivare, in cambio dell’uso di un pezzo di terra.

Un’esperienza pilota

L’orto di Elvira sarà un esperienza pilota per mettere a punto un modello replicabile per i tanti orti coltivati da ortolani troppo anziani per continuare a coltivare da soli. In questo modo molti anziani non sarebbero più obbligati a lasciare il proprio orto, potrebbero condividerlo affiancati da nuove forze, magari con poca esperienza ma desiderosi di imparare da ortolani di lunga esperienza.

Elvira

In occasione della vendemmia abbiamo presentato brevemente l’incontro con la signora Elvira e l’inizio della nostra collaborazione. Ora continuiamo il racconto.
L’orto aveva inizialmente un unico capanno, quello che Elvira chiama con nostalgia “la Villa” -così in ordine che si poteva passare la scopa davanti a casa e in tutti i vialetti- poi, con la morte del marito, c’è stata una fase di abbandono alla quale è seguita una fase di subaffitti, incomprensioni e dispetti tra cui l’incendio del capanno.

La mezzadria e il dono

La dinamica della vicenda non ci è ancora del tutto chiara, Elvira ha preso accordo con due ortolani che si sono spartiti l’orto, parte alta e parte bassa, e ciascuno si è costruito un suo capanno utilizzando i resti della “Villa”. L’accordo però non ha funzionato, dopo un breve periodo d’uso sono stati mandati via ed è forse a questo punto che ci fu l’incendio. L’oggetto della disputa era la spartizione del raccolto, costoro non pagavano un affitto e tenevano tutto per loro, Elvira si era invece immaginata un rapporto più simile alla mezzadria dove il proprietario e il coltivatore si dividono a metà il raccolto. Certo, la mezzadria è basata sulla proprietà fondiaria e pure sul concetto di proprietà negli orti ci sarebbe molto da indagare, perché non si tratta di una proprietà di fatto ma di un diritto di proprietà acquisito con l’uso, una sorta di usucapione mai formalizzato e impossibile da formalizzare perché su suolo pubblico. In questa vicenda però ad essere messo in causa non era il concetto di proprietà quanto il mancato corrispondere di un dono, che avrebbe riconosciuto alla due parti il rispettivo ruolo di ospitato e ospitante.

Nuovo orizzonte

Per formalizzare e regolare il tipo di rapporto e le condizioni d’uso tra Elvira e i nuovi ortolani, stiamo lavorando a delle interviste che porteranno alla redazione di un’ipotesi di contratto, in modo che entrambi le parti siano tutelate e si impegnino reciprocamente.

Nel mese di maggio abbiamo cominciato una collaborazione con la Signora Elvira. Ancor prima che riuscissimo ad annunciarlo sul blog La Stampa uscì con un articolo e poi subito dopo Urbees installò le arnie, di cui avete avuto notizie dal Diario dell’apicoltore, per la produzione del “Millefiori di Mirafiori” .

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Elvira
La signora Elvira dopo il decesso del marito ha avuto delle difficoltà a gestire l’orto da sola, ha provato a condividerlo con altre persone ma la collaborazione non è andata a buon fine. In una delle sue visite saltuarie al suo orto è passata all’orto collettivo per complimentarsi del lavoro svolto con i bambini (che lei conosce bene perché ha notizie dirette da una delle maestre della scuola Elsa Morante, sua figlia). Ci ha parlato con nostalgia dei bei tempi in cui il suo orto sembrava una “villa”, i raccolti erano generosi e dalle viti si producevano damigiane e damigiane di vino. Miraorti, curioso di sperimentare una nuova gestione in collaborazione con gli ortolani, le ha proposto uno scambio: trasformare parte dell’orto in un apiario e in cambio aiutarla a far tornare l’orto al suo antico splendore. A giugno sono state portate le arnie e tra qualche settimana comincerà il cantiere di bonifica e risistemazione dell’orto. Quest’orto sarà l’occasione per questo nuovo anno di ricerca di sperimentare la riconversione di un orto situato in altra condizione geografica. Non più sul terrazzo alluvionale pianeggiante come l’orto collettivo ma un orto in forte pendenza situato in prossimità dell’alveo del Sangone.

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La vendemmia
Tra i desideri della signora Elvira c’era quello di tornare a fare il vino per il quale possiede tutta l’attrezzatura necessaria. Ieri sotto la sua direzione e con l’aiuto di Antonio (Urbees), Magda e Clara abbiamo fatto la vendemmia all’orto e poi nel garage di Elvira abbiamo pigiato le uve e le abbiamo lasciate a fermentare. Dopodiché abbiamo fatto un pic-nic insieme e siamo poi saliti a casa di Elvira dove abbiamo preso tutti insieme un caffè e un nocino di sua produzione davanti a Beautiful.

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