Giuseppe Moccia per miraorti_25

Intervista a Stefano Olivari

Intervista di Silvia Cordero a Stefano Olivari per il sito vicini .

Orti urbani. Il progetto Miraorti della Fondazione della Comunità di Mirafiori
Miraorti è un progetto sostenuto dalla Fondazione della Comunità di Mirafiori Onlus negli anni 2011 e 2012, proposto e realizzato da Isabella De Vecchi e Stefano Olivari. Per i curiosi, è possibile leggere tutto quanto è stato realizzato sul ricchissimo blog http://miraorti.com/. Poiché si tratta di un progetto articolato non è possibile raccontarlo qui integralmente. Quello che offriamo ai lettori di Vicini è una breve intervista a Stefano Olivari che crediamo trasmetta la sensibilità che ha ispirato il progetto.

Prima settimana di lavori all'orto di Elvira 2
foto di Giuseppe Moccia

Stefano, puoi spiegarmi brevemente il progetto Miraorti?
Il progetto è nato nel 2010 a partire dalla mia collaborazione con Isabella De Vecchi, Vicepresidente della Fondazione Mirafiori, per accompagnare le trasformazioni urbanistiche e ambientali di Mirafiori Sud. Io ero all’epoca un neolaureato uscito dall’Ecole du Paysage di Versailles con una tesi sull’area di Mirafiori Sud lungo il torrente Sangone. L’intesa è stata immediata e grazie al sostegno della Fondazione Mirafiori e della Fondazione CRT (attraverso il Master dei Talenti della Società Civile) nel mese di ottobre è cominciato il progetto Miraorti.

Quali sono a tuo avviso gli aspetti più innovativi del progetto?
Credo che l’importanza del progetto sia dovuta alla sua capacità di entrare nel quartiere. Quello che a priori era un progetto di ricerca di sostegno alla progettazione delle istituzioni, è diventato di fatto un progetto di ecologia urbana, animazione territoriale, didattica nelle scuole e riqualificazione di piccole porzioni di quartiere attraverso il coinvolgimento dei cittadini. Questo aspetto, unito all’accuratezza grafica del progetto e l’utilizzo di un blog come diario di bordo in cui la ricerca e tutte le attività sul campo sono state raccontate passo passo, hanno costituito buona parte del successo di Miraorti.

Hai l’impressione che gli abitanti di Mirafiori considerino gli orti spontanei e gli orti regolamentati (a Mirafiori Sud molto più numerosi rispetto alla maggior parte delle altre circoscrizioni) una ricchezza da preservare e far crescere?
Sì, gli orti urbani sono una vera caratteristica identitaria del quartiere (da qui viene anche il nome del progetto Miraorti – che gioca sul nome del quartiere e con l’idea di tornare a guardare gli orti, rimetterli al centro di una visione del territorio) a cui gli abitanti sono molto legati. Nel quartiere, orti regolamentati e orti spontanei sono poco meno di un migliaio. Questi orti raccontano la storia recente dell’Italia, le migrazioni, il boom economico e la necessità per molti operai di trovare un antidoto per sfuggire al binario fabbrica-appartamento. Reinterpretati in chiave moderna, gli orti a Mirafiori possono ancora rappresentare un’ enorme opportunità per il quartiere in termini di inclusione sociale, ecologia urbana e produzione agricola di prossimità.

Come paesaggista che ha lavorato per 2 anni a questo progetto così originale e innovativo quale è l’esperienza che ti ha arricchito di più?
Sicuramente il lavoro nelle scuole con i bambini, una cosa che mai avrei pensato di fare nella vita, ma che è stata una delle attività più preziose e soddisfacenti. Un altro regalo molto bello è stato il lavoro di Giuseppe Moccia, talentuoso fotografo romano, che ha fatto uno splendido lavoro di reportage utilizzando una tecnica complicata come il banco ottico sugli orti di Mirafiori e i suoi ortolani lungo un intero anno. Un lavoro poetico, commovente e di altissima qualità.

Come ti immagini che il progetto possa continuare ora che la tua borsa di studio si è conclusa?
Penso che gran parte del progetto di accompagnamento si sia concluso, ed è giusto così perché se un progetto di accompagnamento dura troppo a lungo vuol dire che c’è qualcosa che non funziona. Miraorti ha prodotto un quadro d’insieme a livello di piano d’area chiamato Parco Agricolo del Sangone all’interno del quale, grazie al percorso partecipativo, si sono sviluppati 5 scenari: orti regolamentati, orti spontanei, Parco Piemonte, agricoltura sostenibile e sponde fluviali. Ora il passaggio decisivo sarà passare alla fase attuativa, ma penso ci siano buone possibilità: gli orti regolamentati sono già in fase di cantiere e la delibera TOCC (Torino Città Coltivabile) fa ben sperare per buona parte delle soluzioni proposte. E poi in generale bisogna dire che Torino è una città molto ricettiva su queste tematiche, soprattutto se paragonata con il panorama nazionale. Insomma, sono ottimista!

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