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Conclusioni 2 (Matteo Baldo)

RISULTATI EMPIRICI DELLA RICERCA IN STRADA DEL DROSSO (2/2)

Un patrimonio culturale e paesaggistico

Un rischio, nel caso della costituzione di un’associazione fra gli ortolani (auspicata dal progetto miraorti) sarebbe quello di una situazione in cui i più giovani fra gli attori, che intuitivamente sono coloro che offriranno un futuro agli orti di zona, fossero coloro che, nella situazione futura, non si sentono legittimati a prendere una determinata posizione, o a farlo in maniera ininfluente dal “veterano”.

Si è dunque ragionato sulla rilevanza di questa funzione (veterano), e dello “specializzarsi” nella competizione urbana (prospettiva ecologica).

Alcune storie hanno dimostrato il desiderio di questo riconoscimento, soprattutto attraverso il mezzo mediatico; è stata così confermata l’importanza della denominazione e ipotizzata la percezione del territorio come “patrimonio”.

Ma se di patrimonio si tratterebbe per una parte del quartiere, per un’altra è possibile che l’area rimanga un semplice retaggio delle inadempienze amministrative comunali, in quell’ottica contemporanea di consumo visuale del paesaggio degli abitanti del contesto periurbano.

Si può ipotizzare allora come un recupero dell’estetica del parco possa avvicinare il quartiere e la cittadinanza all’apprezzamento ed alla fruizione del parco, e parallelamente a prender contatto con coloro che di quel parco sono parte integrante (in quanto esso è cresciuto assieme a loro e per loro iniziativa, individuale e di gruppo).

Quell’associazione fra abbandono estetico e morale dei frequentatori del parco andrebbe allentandosi sia perché essi sarebbero molti più e più eterogenei, sia perché non sarebbe più necessario quell’occultamento materiale che permise agli orticoltori di preservare il luogo e la loro attività, vista la loro nuova condizione di assegnatari legalmente riconosciuti dell’orto.

Uscire da una condizione di precarietà risulta dall’analisi qui proposta una delle chiavi più importanti per leggere la marginalità, per lo meno odierna, dell’area e degli attori in gioco.

È da aggiungere come ciò permetterebbe al quartiere intero di integrare finalmente nella propria identità urbana quella rurale, rimasta incerta fino ad oggi per l’assegnazione del “rurale” ad una piccola fetta di popolazione.

Questo a sua volta potrebbe rispondere a quella domanda sociale di paesaggio (evidenziata dalla Convenzione Europea del Paesaggio) che da tempo esprime la popolazione della periferia urbana, e a complessificare quel meccanismo che troppo facilmente porta ad identificare questa popolazione (in maniera sia autonoma che eteronoma) in quei fattori strutturali che sono il basso reddito e l’assenza di proprietà.

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MIRAORTI: UN INTERVENTO PARTECIPATO?

La ricerca in questione ha infine sondato la propensione dell’attore di Strada del Drosso alla pratica partecipativa, consapevoli dell’importanza che essa avrebbe avuto ai fini del progetto MiraOrti, in particolare ai fini della creazione dell’associazione di ortolani, del funzionamento di questa e di un autogestione del territorio.

Tale autogestione è stata motivata con l’importanza del poter manipolare lo spazio a propria disposizione perché questo rimanga di chi lo usa e non di chi lo progetta, il quale lo renderebbe statico ed impersonale.

La necessità di uno spazio arrangiato passo passo dall’attore stesso è in opposizione all’espropriazione di un saper vivere, relazionarsi, abitare: questo è l’imperativo che da questo lavoro vuole emergere, e che non sarebbe possibile nel caso della prosecuzione, nel sito studiato, del progetto preliminare previsto per gli orti di Strada del Drosso.

L’ipotesi che scaturisce da quanto scritto è quindi che il progetto miraorti non solo sia auspicabile, considerata l’alternativa, per evitare l’anonimato di un’area, ma sia possibile, viste le tendenze studiate nella popolazione in esame, una popolazione con ottime capacità di “creazione” del territorio.

Ma se di quest’autogestione auspicata si trova riscontro, meno tracce si trovano di quella “partecipazione collettiva” che aiuterebbe ad attuarla in maniera condivisa ed equilibrata. L’autogestione tende a rimanere una pratica individuale e a creare diseguaglianze.

La riqualificazione, nonostante gli auspicati monitoraggi, dovrà alimentarsi dai cicli precedenti in maniera non pervasiva, perché risulti un’integrazione non distruttiva di nuovi equilibri territoriali, ed anzi si prospetti come l’attualizzazione di un patrimonio ereditato.

Dall’esito delle scelte effettuate dal decisore pubblico sul tipo di riqualificazione da intraprendere si comprenderà se veramente esso abbia recepito l’attivazione di “processi di partecipazione organizzata” come una possibilità di apprendimento collettivo o se questo rappresenti un banale elemento di decoro dell’azione pubblica.

Il realismo che caratterizza il nostro tempo, in contrasto con l’entusiasmo di quello passato, vede levarsi strategie “che vedono i processi partecipativi esito di strumentalizzazione, di miti, di discorsi e non di pratiche realmente innovative”*.

Tale dispositivo deve mutare o continuerà ad offrire ragioni alla comune e già legittima equazione che descrive un cittadino che partecipa come un individuo che perde la possibilità di replicare e controllare la realtà e i processi che vive.

* J. Racine, Città e democrazia partecipata: le nozze tra espero e profane. Riflessioni sul possibile coinvolgimento del sapere geografico, in Le frontiere della Geografia, UTET Università, Novara, 2009, p. 129-143

Matteo Baldo

Baldo M., La città nell’orto. Analisi esplorativa degli orti urbani di Mirafiori sud per un progetto di riqualificazione “dal basso”., Tesi II livello, Facoltà di Scienze Politiche, Corso di Sociologia, relatore Dansero E., Università degli Studi di Torino, 2012.

Questo post segue da:
Tesi di Matteo Baldo / introduzione

Orti nella storia / 1 (Matteo Baldo)
Orti nella storia / 2 (Matteo Baldo)
Cos’è un orto (Matteo Baldo)
La città diffusa (Matteo Baldo)
Territorializzazione (Matteo Baldo)
Reificazione (Matteo Baldo)
Reificazione (Matteo Baldo)
Denominazione (Matteo Baldo)
Strutturazione (Matteo Baldo)

Territorializzazione ecologica (Matteo Baldo)
Reificazione marxista (Matteo Baldo)

Strutturazione relazionale (Matteo Baldo)
La visione cognitiva dello spazio (Matteo Baldo)
Conclusioni 1 (Matteo Baldo)

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