blu miraorti

Conclusioni 1 (Matteo Baldo)

RISULTATI EMPIRICI DELLA RICERCA IN STRADA DEL DROSSO (1/2)

L’obiettivo della ricerca sul campo negli orti di strada del Drosso era quello di indagare le rappresentazioni mentali dell’unità in analisi riguardo quello che è, e dovrebbe essere, l’uso dello spazio occupato, con particolare attenzione al carattere pubblico/privato di questo.

Dallo studio sul linguaggio dell’intervistato, dal contegno dimostrato dalla popolazione e da alcune risposte (quelle inerenti l’esprimersi della propria identità rurale nel vicinato) si è potuta ipotizzare una identità dell’attore non problematica, anzi ben integrata nelle due facciate: urbana e rurale.

Dallo studio dei confini tra orto ed orto e ancora da quello sul linguaggio utilizzato dagli attori si è desunto che la funzione del fenomeno non fosse di tipo elusivo, di fuga nel privato; di fuga sembra trattarsi, ma all’interno di un territorio in parte protetto, in cui è possibile mantenere un controllo sulle proprie relazioni e sugli incontri; importante risulta per l’ortolano l’attenuazione del flusso di individui nel passaggio dalla città alla “campagna”. È possibile allora suggerire, grazie a quest’analisi, il mantenimento, con la riqualificazione, di una funzione distensiva dell’area orti, quindi di un clima di quiete.

Dallo studio sui confini fra orto e quartiere è invece emersa una volontà di occultamento, oltre che di mantenimento del distacco con l’estraneo, col pubblico del quartiere, di tipo estetico/morale.

Tale ricerca di mascheramento, avendo escluso una vergogna di matrice identitaria, si è ipotizzato potesse derivare da una sorta di “atteggiamento omertoso”. Questo atteggiamento è stato attribuito, ipotesi anche questa come le precedenti, ad una mancata legittimazione nell’uso del terreno, quindi alla precarietà della condizione dell’attore e alla salvaguardia di questa.

La percezione di questa precarietà è stata rinvenuta nell’immaginario dell’ortolano, nella sua quotidianità.

A questo punto possiamo già sostenere che, se le ipotesi fin’ora costruite fossero sensate e quest’ultimo ostacolo, la precarietà, costituisse la base di un modus vivendi, di un atteggiamento di chiusura nei confronti del quartiere, il progetto di istituzionalizzazione di ogni appezzamento previsto da miraorti avrebbe la potenzialità di scardinarlo, concedendo la necessaria legittimazione e stabilità all’ortolano.

miraorti

Si è successivamente indagato un secondo problema legato all’apertura del “parco agricolo”: la possibilità di condivisione simbolica di questi spazi anche con chi non li vivrebbe con la continuità, storica, familiare e culturale degli attuali protagonisti.

Si è allora in parte abbandonata la prospettiva ecologica, considerando la povertà di questa visione, data dal fatto che non tutte le relazioni sono fondate su condivisione del territorio e competizione per lo spazio: i cittadini non traggono i mezzi di sussistenza tanto dal terreno, quanto dai rapporti fra loro.

Si sono indagate le modalità relazionali “tipo” dell’orticoltore attraverso tre indicatori: la volontà di condivisione inter-generazionale, il livello di reciprocità, la strutturazione più o meno gerarchica delle relazioni.

Il primo corrisponde alla propensione al coinvolgimento più o meno attivo di attori più giovani e sarebbe, vista l’alta età media dell’unità di analisi, un presupposto importante.

Le risposte degli intervistati in merito hanno riguardato sia l’esperienza personale vissuta con i propri figli/nipoti, sia una più generica apertura verso i giovani; si può ipotizzare, a partire da esse, una buona disposizione degli attori in tale opera di condivisione.

Il secondo indicatore, indagato attraverso lo scambio di doni, andava a sondare l’avvenuta (o meno) espropriazione dei “saperi relazionali” all’interno di questa categoria di cittadini/contadini. Da quanto narrato è facile ipotizzare un buon livello di reciprocità, quindi una buona “autogestione” della rete di relazioni e del suo mantenimento.

Il terzo indicatore infine (non ipotizzato a priori, ma costruito sulla base delle prime interviste e dei primi dialoghi con gli attori) ha analizzato la percezione di ogni intervistato riguardo la propria legittimità nel prendere posizioni e giudicare l’altrui operato. In questa direzione si sono individuate importanti gerarchie di potere, limitanti per l’auspicata orizzontalità delle competenze e decisioni comuni.

Matteo Baldo

Baldo M., La città nell’orto. Analisi esplorativa degli orti urbani di Mirafiori sud per un progetto di riqualificazione “dal basso”., Tesi II livello, Facoltà di Scienze Politiche, Corso di Sociologia, relatore Dansero E., Università degli Studi di Torino, 2012.

Questo post segue da:
Tesi di Matteo Baldo / introduzione

Orti nella storia / 1 (Matteo Baldo)
Orti nella storia / 2 (Matteo Baldo)
Cos’è un orto (Matteo Baldo)
La città diffusa (Matteo Baldo)
Territorializzazione (Matteo Baldo)
Reificazione (Matteo Baldo)
Reificazione (Matteo Baldo)
Denominazione (Matteo Baldo)
Strutturazione (Matteo Baldo)

Territorializzazione ecologica (Matteo Baldo)
Reificazione marxista (Matteo Baldo)

Strutturazione relazionale (Matteo Baldo)
La visione cognitiva dello spazio (Matteo Baldo)

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