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Reificazione marxista (Matteo Baldo)

La reificazione del territorio nell’ottica marxista

L’economia capitalista è stato ed è un vero e proprio sistema territoriale in quanto stabilisce i confini all’interno dei quali operano i suoi elementi tipici (perseguimento del profitto, preminenza della proprietà ed iniziativa privata, ecc.); così i sistemi territoriali sono condizionati in maniera determinante dai flussi di capitale, che impongono azioni congruenti con il fine della “massimizzazione del profitto”*.

Non si può negare quanto nella cultura dei primi migranti urbani sia divenuta preminente una logica di questo tipo ed è facile riconoscere come lo stesso far fruttare la terra possa rientrare nella logica di non “sprecare” una risorsa massimizzando l’utilizzo del territorio, ma soprattutto il proprio tempo di vita, una volta di più indirizzato alla produttività, seppur una produttività affrancata e non alienante. Dunque una parte della quotidianità del cittadino-operaio si è collocata spazialmente in maniera razionale e non confusa all’interno di un sistema, che ha permesso all’organizzazione sociale di inquadrare spazialmente, anche senza regolarizzare ufficialmente, le pratiche extra-lavorative, il tempo libero.

È importante però inquadrare il concetto di massimizzazione del profitto in una cornice che contiene salari spesso insufficienti e crisi, tra gli anni ’80 e ’90, di alcune industrie italiane tra cui FIAT.

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Non si parla di guadagno in quanto i prodotti non sono immessi sul mercato, ma si tratta comunque di un’integrazione salariale non trascurabile in alcuni periodi storici. Dall’inchiesta di Italia Nostra succitata è emerso come il 67% degli orticoltori urbani usasse il terreno in modo gratuito**.

Di risparmio si parla però certamente quando l’area orticola ha assolto, ed assolve, alla funzione di villeggiatura. Le classi sociali interessate dal fenomeno sono tendenzialmente quelle del sottoproletariato, fasce con un reddito medio-basso, per le quali altri tipi di “fuga dalla città” possono risultare troppo onerosi in termini di disponibilità economica***.

A testimoniare la volontà di risparmio e l’indigenza di questa popolazione (oltre che la precarietà della situazione) sono gli elementi di arredo degli orti, i quali hanno un comune denominatore: il recupero di materiale, che ha prodotto un riciclaggio intensivo.

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Anche l’utilizzo di scarti potrebbe rientrare in una dinamica di massimizzazione del profitto, ma forse è più adeguato un ragionamento sulle conseguenze di tale situazione: al di là delle ragioni, quella che viene rappresentata è un’immagine simile a quella di una bidonville, facilmente malvista dalla popolazione, che può felicemente associare l’abbandono estetico a quello morale dei frequentatori, oltre che indirizzare una critica all’amministrazione che non interviene per il “bene estetico comune”.

Ciò induce ad un distacco e una distinzione fra chi vive tali aree e chi le disapprova, fra individui che spesso abitano lo stesso quartiere. Interessante sarebbe dunque all’interno di una ricerca la percezione che gli ortolani hanno dei concittadini, degli abitanti del quartiere, oltre che di loro stessi, nella comprensione dell’efficacia o meno di questa eventuale profezia che si autoadempie.

È inoltre facile ipotizzare che buona parte delle ragioni di bonifica effettuate dalle amministrazioni locali siano legate a tali ragioni estetiche e a quel che se ne può dire, in un’ottica sempre più ispirata al consumo visuale.

Questo oltre il fatto che, come suggerisce la sociologia delle risorse primarie, le attività agricole sono ormai da lungo tempo intese come economicamente deboli e, tale debolezza, tende poi a codificarsi in una fragilità intrinseca delle aree che le ospitano, ostacolando sicuramente l’idea di destinare al suolo questo genere di impiego.

* G. Osti, Sociologia del territorio, Il Mulino, Bologna, 2010, p.26
** La presenza di aree ortive nelle diciannove città prese in considerazione dall’indagine complessiva di Italia Nostra risultava essere di ben 813,34 ettari.
*** E. Ruffa, Territorialità nascoste: gli orti sul Sangone, dall’abusivismo alla riqualificazione urbana, Tesi di Laurea in Sviluppo e Cooperazione, relatore E. Dansero, Università degli Studi di Torino, 2007

Matteo Baldo

Baldo M., La città nell’orto. Analisi esplorativa degli orti urbani di Mirafiori sud per un progetto di riqualificazione “dal basso”., Tesi II livello, Facoltà di Scienze Politiche, Corso di Sociologia, relatore Dansero E., Università degli Studi di Torino, 2012.

Questo post segue da:
Tesi di Matteo Baldo / introduzione

Orti nella storia / 1 (Matteo Baldo)
Orti nella storia / 2 (Matteo Baldo)
Cos’è un orto (Matteo Baldo)
La città diffusa (Matteo Baldo)
Territorializzazione (Matteo Baldo)
Reificazione (Matteo Baldo)
Reificazione (Matteo Baldo)
Denominazione (Matteo Baldo)
Strutturazione (Matteo Baldo)

Territorializzazione ecologica (Matteo Baldo)

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