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Strutturazione (Matteo Baldo)

La strutturazione

Il terzo livello di territorializzazione, quello sensivo, è la “strutturazione”, ossia la partizione della superficie in ambiti, identificati perché particolarmente funzionali alla realizzazione di un determinato progetto (politico, amministrativo, economico)*.

orto/strutturazione

La strutturazione degli orti urbani è inizialmente, laddove essi nascono al di fuori di progetti istituzionali o associativi, libera ed informale, proprio per la sua naturale collocazione in aree residuali, non considerate dai decisori e dalla gran parte dei cittadini. Il solo “competente” in merito in queste aree è colui che si occupa direttamente dello spazio conquistato. Quando invece organizzazioni esterne tentano di promuovere, assecondare o regolarizzare il fenomeno, il territorio degli orti passa dall’essere concepito come patrimonio collettivo ad essere un “territorio delle competenze**, uno spazio in cui assume valore l’esercizio del potere e quello politico-amministrativo (quello di Stato, Regioni, Province, Comuni); da questo punto di vista il problema da affrontare diventa quello di coordinare e far coincidere gli obiettivi che ciascun ente formula sul territorio di cui è responsabile, preoccupandosi della provenienza dei finanziamenti, della fattibilità del piano e del riconoscimento del proprio potere sull’area in questione.

La necessità dell’intervento parte tendenzialmente non dai territori interessati, ma dalle sedi amministrative, in cui si immaginano i bisogni di un territorio ancora sulla base ancora di cartografie e indagini che escludono i reali problemi di chi vive quegli spazi; le competenze di costoro non solo non vengono solitamente valorizzate, ma addirittura rischiano di divenire ostacolo.

La messa a dimora é donna?

Quando si parla di ambiti/competenze negli orti urbani un’altra suddivisione “salta all’occhio” nell’organizzazione del territorio: quella di genere.

Come spiega l’antropologa Sara Morace*** nel suo trattato sull’origine della donna, il ruolo sociale femminile fu inizialmente legato alla “produzione” della vita: nutrizione, crescita dei figli e coltivazione dell’orto. Nel corso della storia, iniziando gli uomini ad allevare gli animali per ricavarne cibo, e con l’emergere della figura del contadino-padrone, “l’associazione donna/terra assunse un valore ancora più denso di significato: l’uomo diventò proprietario della terra, capo-famiglia e “proprietario” della donna”****.

Il protagonismo delle donne in questo ambito però ha reso l’orto, per circa diecimila anni, il gran laboratorio femminile, e non è certamente un caso che la rivoluzione biologica che stiamo vivendo sia nata nell’orto di un convento, seppur per opera del monaco Gregorio Mendel, scopritore delle leggi della genetica. Un tempo negli orti d’ogni villaggio e d’ogni singola capanna o casa vi erano singole specialità vegetali. È stato questo uno degli strumenti attraverso i quali proprio le donne, in modo particolare, hanno selezionato i vegetali più adatti per l’alimentazione umana, sviluppando metodi di coltivazione governati da regole vigenti ancora ai giorni nostri.

orto/genere

Essendo la realtà in esame, quella degli orti urbani, differente da quella dell’orto di casa, si assisterà probabilmente ad una differente suddivisione, se presente, degli ambiti di vita e delle pratiche.

Se la donna era legata ad una produzione familiare che avveniva fra le mura domestiche, ora si tratterebbe di doverne uscire per recarsi, seppur non lontano, in un luogo a sé stante, all’interno di una concezione più moderna del lavoro, che distingue spazi e tempi casalinghi da quelli lavorativi.

Interessante allora in un lavoro di ricerca comprendere il mutamento nei ruoli familiari di fronte a questa traslazione del luogo di “lavoro”, se come tale è percepito, o comunque nell’ambito che è percepito come proprio, di propria competenza.

* M. Bagliani, E. Dansero, Politiche per l’ambiente. Dalla natura al territorio, De Agostini Scuola Spa, Novara, 2011, p. 13
** Ibidem
*** http://collettivomaripose.com
**** S. Morace, Origine donna: dal matrismo al patriarcato, Prospettiva Edizioni, Roma, 1997

Matteo Baldo

Baldo M., La città nell’orto. Analisi esplorativa degli orti urbani di Mirafiori sud per un progetto di riqualificazione “dal basso”., Tesi II livello, Facoltà di Scienze Politiche, Corso di Sociologia, relatore Dansero E., Università degli Studi di Torino, 2012.

Questo post segue da:
Tesi di Matteo Baldo / introduzione

Orti nella storia / 1 (Matteo Baldo)
Orti nella storia / 2 (Matteo Baldo)
Cos’è un orto (Matteo Baldo)
La città diffusa (Matteo Baldo)
Territorializzazione (Matteo Baldo)
Reificazione (Matteo Baldo)
Denominazione (Matteo Baldo)

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