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Denominazione (Matteo Baldo)

La denominazione

Il secondo livello sul quale la territorializzazione prende forma è quello intellettuale della “denominazione”, ovvero dell’attribuzione di nomi ai luoghi. Ciò avviene per opera della popolazione che li vive, dell’istituzione che li controlla/abbandona, ma sempre più per via dei media che li descrivono e che li divulgano, anche se l’alfabetizzazione, negli anni in cui il fenomeno ha preso forma (anni ’50) non era ancora un fatto scontato*.

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Appellativi quali “orti operai” o “orti condominiali” descrivono un controllo sul territorio che raggiunge in quel modo anche la sfera simbolica; controllo questo talvolta ancora più potente di quello materiale che, rimasto nella penombra di aree periferiche o abbandonate, non ha offerto per anni occasioni di contrasto fra competenze formali ed informali.

Nei primi anni in cui si ampliò il fenomeno avvenne dunque una territorializzazione che si sviluppava attraverso le indagini, l’informazione, i giornali. Negli anni’80 sono anche le ricerche e gli studi di Università e associazioni ad inserirsi con vigore nella dimensione denominativa della territorializzazione, desiderosi di offrire una definizione del fenomeno in atto. Nel territorio italiano questa manifestazione cominciò ad essere studiata in questi anni dai ricercatori di Italia Nostra, a livello nazionale (su un campione di cinque mila persone), per conto del Ministero dell’Agricoltura e Foreste.

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Un patrimonio comune

Le definizioni rimangono il più possibile su di un piano didascalico od accademico, ma già semplicemente l’esigenza di definire il fenomeno e i tentativi effettuati consolidano quello che diventa una manifestazione sempre più consapevole e meno “spontanea”; la pratica comincia lentamente a ricercare una dimensione tanto orizzontale (scambio, informazione di quartiere, “passaparola”) quanto verticale, con la nascita del bisogno di motivarla, giudicarla, legittimarla.

I territori in questione (per lo più periferici) cominciano dunque lentamente ad essere letti dalla società urbana come frutto di attività intenzionali legate all’identità di chi lo utilizza (la classe operaia), la quale si imprime sull’identità locale; insomma, il territorio diviene patrimonio, una ricchezza sistematica, relazionale e profonda. Tale concetto di territorio è importante perché fornisce, secondo Bagliani e Dansero, la percezione di un comune destino, in funzione di una comune eredità storica**.

Oggi l’idea di patrimonio è spesso sfruttata in maniera strumentale dalle istituzioni che, facendo leva sul carattere, l’identità di un area e su visioni nostalgiche e regressive, legittimano un impegno a realizzare i loro obiettivi selezionando quella parte del patrimonio comune che definiscono come vitale e talvolta distruggendo quella più anacronistica, esteticamente non apprezzata o semplicemente non compresa dai decisori e d’intralcio.

Talvolta è proprio la realtà legata agli orti urbani a risultare anacronistica o non interessante per il decisore politico; fortunatamente son o sempre più le grandi città (per esempio Berlino, Marsiglia, Milano) che rispolverano questo storico fenomeno per trasformarlo in tradizione e identità locale.

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* R. Sani, Maestri e istruzione popolare in Italia tra Otto e Novecento, Vita e Pensiero, Milano, 2003, p. 81-84
** M. Bagliani, E. Dansero, Politiche per l’ambiente. Dalla natura al territorio, De Agostini Scuola Spa, Novara, 2011, p. 13

Matteo Baldo

Baldo M., La città nell’orto. Analisi esplorativa degli orti urbani di Mirafiori sud per un progetto di riqualificazione “dal basso”., Tesi II livello, Facoltà di Scienze Politiche, Corso di Sociologia, relatore Dansero E., Università degli Studi di Torino, 2012.

Questo post segue da:
Tesi di Matteo Baldo / introduzione

Orti nella storia / 1 (Matteo Baldo)
Orti nella storia / 2 (Matteo Baldo)
Cos’è un orto (Matteo Baldo)
La città diffusa (Matteo Baldo)
Territorializzazione (Matteo Baldo)
Reificazione (Matteo Baldo)

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