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Reificazione (Matteo Baldo)

Reificazione
La “reificazione” altro non è che il controllo pratico, i processi materiali e fisici che sottendono un tentativo di dominare e modificare i processi naturali*.

L’agricoltura urbana ha occupato fisicamente ogni luogo possibile: giardini retrostanti le abitazioni, tetti, finestre, cassette sui davanzali, margini di strade o ferrovie, aree abbandonate o industriali dismesse, rive di canali e corsi d’acqua, scuole, ospedali ed altri edifici istituzionali, marciapiedi, balconi. L’agricoltura urbana è potenzialmente ovunque ed in qualsiasi maniera: il contadino urbano trova sempre il modo di produrre cibo a prescindere dallo spazio a disposizione. I processi materiali risultano quindi essere processi di adattamento di uno spazio qualsiasi a questo specifico uso.

Processi sociali e urbanistici
Il semplice adattamento non rende però l’idea di una reificazione vera e propria se non accompagnato dalla realizzazione di strutture e confini, a testimoniare la “colonizzazione” dello spazio in questione. L’orticoltura urbana si nutre largamente processi materiali, attuati per mano degli stessi ortolani che, nell’erigere reti, capanni di ogni genere e nello stesso intervento agricolo con la sistemazione e la cura delle piante, stabiliscono un nuovo, nonché antico, uso dello spazio. La volontà di controllo dello spazio non si traduce nel semplice dominare processi naturali, nei quali si interviene con l’agricoltura, quanto nel modificare, o meglio nell’evitare di esser parte, di quei processi sociali e urbanistici che estromettono da un utilizzo libero e spontaneo di un territorio in mano ad imprese ed istituzioni: si sfrutta la natura stessa per legittimare un uso autonomo dello spazio.

Azione deterritorializzante
L’azione materiale deterritorializzante che un’amministrazione necessita oggi per regolarizzare, come avviene in diverse città del mondo, una zona adibita ad orti urbani, è quella invece della distruzione delle edificazioni abusive (capanni, cisterne, sentieri piastrellati), per riportare nuovamente ad uno stato di natura la zona da riqualificare.

Laddove l’orto urbano già nasce all’interno di confini amministrativi precisi la sfera materiale avrà caratteristiche molto differenti da quelle dell’orto spontaneo. Sarà il principio di uguaglianza a dominare la caratteristica più evidente dell’“area orti”: l’omogeneità e l’uniformità della sua configurazione. Non esistendo probabilmente criteri per i quali assegnare appezzamenti diversi a diverse utenze, l’organizzazione di questi tende a somigliare molto a quella alveolare delle stesse case popolari da cui gli ortolani stessi fuggirono un tempo: il perfetto incasellamento di ogni orto in una struttura squadrata e razionale ricorda proprio l’architettura funzionale di Le Corbusier e del suo Movimento Moderno, e ne ripropone la spersonalizzazione del luogo di vita, lo spogliare questo luogo da ogni brandello identitario**.

* M. Bagliani, E. Dansero, Politiche per l’ambiente. Dalla natura al territorio, De Agostini Scuola Spa, Novara, 2011, p. 15
** F. La Cecla, Mente locale. Per un antropologia dell’abitare, Eleuthera, Palermo, 1993, p. 19-21

Matteo Baldo

Baldo M., La città nell’orto. Analisi esplorativa degli orti urbani di Mirafiori sud per un progetto di riqualificazione “dal basso”., Tesi II livello, Facoltà di Scienze Politiche, Corso di Sociologia, relatore Dansero E., Università degli Studi di Torino, 2012.

Questo post segue da:
Tesi di Matteo Baldo / introduzione

Orti nella storia / 1 (Matteo Baldo)
Orti nella storia / 2 (Matteo Baldo)
Cos’è un orto (Matteo Baldo)
La città diffusa (Matteo Baldo)
Territorializzazione (Matteo Baldo)

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