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Territorializzazione (Matteo Baldo)

PER STUDIARE L’ORTICOLTURA URBANA: L’APPROCCIO TERRITORIALE

Territorializzazione

Il processo mediante cui gli individui producono spazio realizzando un proprio programma (personale o condiviso) è un processo detto “territorializzazione”*.

Ogni ciclo di territorializzazione è un’integrazione non distruttiva di nuovi equilibri territoriali e ambientali**: i cicli non sono pervasivi, ma sono forme di attualizzazione del patrimonio ereditato. Dopo una fase di rottura, chiamata “deterritorializzazione”, in cui i terreni cambiano il proprio aspetto fisico e cercano un nuovo significato simbolico, ha luogo uno stadio di “riterritorializzazione”: il ciclo posteriore si alimenta dal precedente, ma in modo originale, re-interpretandolo e strutturandolo in forme diverse, secondo i suoi nuovi modelli culturali***.

Deterritorializzazione e riterritorializzazione

Nel caso dell’agricoltura urbana è interessante come i terreni interessati da questa pratica abbiano subito un ritorno ad un uso precedente la venuta dell’agglomerato cittadino, con uno schema totalmente nuovo. Quei terreni che un tempo costituivano la campagna, i terreni coltivati nei pressi dei primi agglomerati cittadini, hanno subìto dapprima una deterritorializzazione realizzata con cemento, asfalto e negazione di “significati spaziali obsoleti”, avviata dalle nascenti industrie e dai conseguenti flussi migratori; dunque una riterritorializzazione che ha seguito le logiche di tali industrie, ma che, nelle zone residuali prive di strutture fisiche e di significati, ha saputo conservare la pratica agricola (alimentandosi dal precedente ciclo metabolico), seppur con una logica maggiormente individualistica, frammentata, monofamiliare, tipica del periodo fordista e del funzionalismo che muoveva le sfere antropiche e architettoniche di quel periodo; sono così state ristrutturate in maniera originale le vecchie pratiche, reinterpretate sulla base dei nuovi modelli culturali, ma anche sulla base dei nuovi bisogni, trattati approfonditamente dalla letteratura sociologica del periodo.

Social help

Tali bisogni erano quelli di social help legati alle nuove condizioni di vita degli entranti operai dell’industria, bisogni riconosciuti in primis dalle nascenti forme di Servizio Sociale; prima fra tutte quella di “Servizio Sociale di Comunità”, lavoro di “territorio” nato a Chicago verso la fine del secolo scorso in conseguenza alle dolorose e faticose condizioni degli operai dei mattatoi****. Nei post che seguiranno tenteremo un’interpretazione del processo di territorializzazione avvenuto nelle aree urbane residuali oggi dedicate all’orticoltura, impiegando la teoria formulata dal geografo Angelo Turco, che definisce tre livelli essenziali sui quali il processo di territorializzazione si conduce: quello materiale, quello intellettuale e quello sensivo.

* M. Bagliani, E. Dansero, Politiche per l’ambiente. Dalla natura al territorio, De Agostini Scuola Spa, Novara, 2011, p. 15
** A. Magnaghi, Una metodologia analitica per la progettazione identitaria del territorio, in Rappresentare i luoghi. Metodi e tecniche, Alinea, Firenze, 2001. p.31
*** Ibidem, p.33
**** G. Pieretti (a cura di), Il latente e il manifesto. Bisogni nella città e servizio sociale, Collana di sociologia urbana e
rurale, Franco Angeli, Milano, 2003, p.15

Matteo Baldo

Baldo M., La città nell’orto. Analisi esplorativa degli orti urbani di Mirafiori sud per un progetto di riqualificazione “dal basso”., Tesi II livello, Facoltà di Scienze Politiche, Corso di Sociologia, relatore Dansero E., Università degli Studi di Torino, 2012.

Questo post segue da:
Tesi di Matteo Baldo / introduzione

Orti nella storia / 1 (Matteo Baldo)
Orti nella storia / 2 (Matteo Baldo)
Cos’è un orto (Matteo Baldo)
La città diffusa (Matteo Baldo)

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