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Tesi di Matteo Baldo

Miraorti è molto felice di ospitare sul blog un resoconto dello sforzo scientifico più approfondito che il progetto abbia attratto fino a questo momento. Si tratta di una tesi in Sociologia discussa nel luglio 2012 da Matteo Baldo. Un’indagine esplorativa sugli orti spontanei che, attraverso una serie di interviste qualitative, è stata il primo passo verso la formulazione dei questionari per gli ortolani somministrati quest’estate.

Questo primo post narra come è nato il lavoro di Matteo, ed è il primo, di una serie, che saranno pubblicati settimanalmente, propedeutica ad inquadrare gli esiti dei questionari.

Baldo M., La città nell’orto. Analisi esplorativa degli orti urbani di Mirafiori sud per un progetto di riqualificazione “dal basso”., Tesi II livello, Facoltà di Scienze Politiche, Corso di Sociologia, relatore Dansero E., Università degli Studi di Torino, 2012.

Introduzione

Il lavoro nasce all’interno di uno scenario non sociologico, bensì pedagogico, di partecipazione fortuita da “esterno” ad un progetto di cui sarei poi divenuto collaboratore. Seguendo, in quanto educatore professionale, un minore dimorante nella zona Mirafiori sud della città di Torino, mi sono ritrovato a cercare, per attitudini che riguardano il ragazzino in questione, un’attività/laboratorio di orticoltura ed uno spazio a questa dedicato.

La mia ricerca è, per ovvie ragioni di comodità, partita dal web ed ha rintracciato presto una risposta calzante: il blog di MiraOrti. Questo canale, oltre che offrirmi un panorama delle attività pregresse ed in corso nella zona perifluviale in cui si svolge il progetto, mi ha permesso di instaurare una buona comunicazione con gli “addetti ai lavori”: la Cooperativa Biloba. Da qui è partita un’attività con il minore, in cui egli ha potuto, affiancato da Isabella, Stefano e Luca della Cooperativa, sperimentarsi nella messa a dimora di alcune piantine nell’orto “collettivo” e nell’“orto di Elvira”. Ai miei appuntamenti settimanali come educatore hanno dunque man mano cominciato ad affiancarsi altri come collaboratore del Progetto MiraOrti, in veste di aspirante sociologo, inserendomi io in un momento in cui era alle porte una necessaria indagine sul campo, a seguito di un lungo periodo di conoscenza di una parte del contesto e di alcuni attori (con tutti i presupposti di una ricerca-azione) ed in vista della costruzione di alternative possibili ad una riqualificazione urbana, presumibilmente devastante dal punto di vista sociale e lontana dalle esigenze del territorio.

I mercoledì con miraorti
I miei “mercoledì con MiraOrti” sono cominciati a fine Novembre 2011 ed hanno visto partecipe un equipe di 4 elementi composta di un paesaggista, un architetto, un’agronoma (Presidente della Cooperativa) ed appunto un laureando in Sociologia; i primi incontri sono serviti alla definizione di quello che era un progetto definito negli obiettivi, ma non nella fase operativa: si è pensato di sfruttare il mio lavoro di tesi per svolgere la prima parte di questo progetto, quella conoscitiva e d’indagine, analizzando la propensione degli ortolani ad aderire ad un progetto ancora passibile di eventuali ridirezionamenti; si è poi immaginato insieme un proseguimento di questo lavoro in cui, una volta raccolte ed analizzate le interviste conoscitive, si sarebbero presentati i risultati ottenuti direttamente agli ortolani in occasione di un “forum primaverile agli orti urbani”; nello stesso si sarebbero poi presentati loro dei questionari con un funzione differente dalle prime interviste, ossia quella di “pre-contratti”, costruiti sulla base dei risultati dell’indagine esplorativa e utili a sottoscrivere la propria disponibilità nel processo di cambiamento.

Le interviste
Successivamente si è proceduto, di mercoledì in mercoledì, nell’ideazione dell’intervista e, ai primi di Gennaio, nella somministrazione di questa ai primi attori in questione, due interviste-pilota che sarebbero servite a verificare la fattibilità di un approccio diretto con la complessità del soggetto-tipo. I tempi si sono però dilatati e, fortunatamente per la ricerca, si è potuto aggiungere una sessione di interviste primaverile, nel mese di Marzo. Nel mese seguente poi un nuovo orizzonte si è prospettato per questo lavoro: la Cooperativa ha rintracciato altri due sociologi per strutturare un equipe che costruisse un questionario da somministrare all’intera popolazione dell’area in questione. La funzione della mia indagine esplorativa è divenuta allora quella di orientare la ricerca quantitativa tutt’ora in corso e fornire ad essa una descrizione della popolazione, limitata ad alcuni ambiti, per costruire domande appropriate, utilizzare un linguaggio adeguato e far leva su quelle qualità positive che gli ortisti in questione si attribuiscono, valorizzando le competenze e le risorse che mettono in campo.

I questionari
Il questionario è stato completato nel mese di Maggio e nei mesi a seguire avverrà la somministrazione, mentre le idee del “pre-contratto” e del forum sono state accantonate per fare posto ad un’indagine più professionale ed oggettiva e posticipare i momenti assembleari ai mesi a venire, quando il questionario e le informazioni veicolate avranno smosso la situazione attuale ed avranno creato il terreno e l’interesse necessario per una maggior partecipazione. Questo secondo lavoro d’equipe si è rivelato piacevole e molto costruttivo; sono emersi fra l’altro alcuni strumenti utili ed originali per la ricerca sociologica sul campo: una serie di bacheche in legno nell’area orti hanno permesso di avvisare dell’imminente somministrazione dei questionari e di anticipare, ai lettori più volenterosi, i tratti essenziali della proposta MiraOrti; una serie di fotografie/immagini, che ritraggono alcune fra le possibili rappresentazioni dell’orto urbano, sono andate a sostituirsi ad alcune risposte multiple nell’indagine quantitativa, per agevolare l’intervistato nella trasmissione dei significati e del proprio immaginario.

Nel complesso posso dire di aver apprezzato fortemente questa esperienza, che mi ha permesso di crescere da un punto di vista professionale con una rapidità che non mi sarei atteso e di farlo all’interno di un contesto gradevole e distensivo come quello agricolo.

Matteo Baldo

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