Per tutti gli ortolani alla ricerca di un posto dove coltivare o imparare a farlo, miraorti offre spazi condivisi da curare e far fiorire e prosperare.
Tra questi c’è l’orto collettivo di quartiere, situato in strada del Drosso, suddiviso in piccole aree in parte già assegnate: alle scuole, ad un ragazzo disabile, alla vedova del precedente proprietario, ma altre aiuole sono ancora disponibili. Un’area comune per il ritrovo e una zona per il compostaggio sono già state realizzate, circondate da alberi da frutto e viti.
All’orto, o in altre situazioni più adeguate, è possibile anche organizzare attività di formazione-educazione, contribuendo così anche alle attività del progetto.
Chiunque abbia desiderio di coltivare o imparare a farlo potrà contattare miraorti, venire a vedere lo spazio e nel caso sottoscrivere un accordo per l’utilizzo di un’aiuola.
Miraorti accompagna e si fa garante del buon funzionamento di tutta l’iniziativa.
Il progetto miraorti promuove iniziative legate agli orti e alla valorizzazione del territorio di Mirafiori sud, rendendo di nuovo coltivabili orti abbandonati, creando le condizioni per una coltivazione condivisa e aiutando ortolani non più in grado di prendersi cura del proprio orto da soli, ad aprirne le porte a cittadini con i quali condividere lo spazio.
Alberto Magnaghi, IL PROGETTO LOCALE, verso la coscienza di luogo, Bollati Boringhieri, Torino, 2010 versione accresciuta (1° ed. 2000).
Si tratta di un libro di capitale importanza che, negli ultimi 10 anni (la prima edizione è del 2000) ha radicalmente cambiato il modo di concepire la pianificazione territoriale e il progetto di territorio. Questo testo, dall’approccio fortemente multidisciplinare, tradotto in francese, inglese e spagnolo, ha aperto un dibattito a scala internazionale che ha coinvolto geografi, paesaggisti, storici della geografia, storici dell’agricoltura, economisti, geofilosofi, sociologi, antropologi, archeologi ed esponenti delle scienze ecologiche. Al centro la rappresentazione identitaria dei luoghi, intesa come condizione necessaria per un ripensamento dell’attuale modello economico e di “sviluppo”; concetto che ha segnato una nuova via, a livello metodologico e teorico, per la creazione di un nuovo modello basato sull’alleanza tra città e campagna per la produzione di una ricchezza durevole che valorizzi le risorse territoriali.
Non avendo le competenze per una recensione approfondita del testo, pubblicheremo periodicamente dei brevi estratti del libro che ci sembrano di particolare interesse per Miraorti, e per tutti i progetti analoghi, che si occupano di spazi aperti e autosostenibilità con l’intento di ripensare le relazioni socio-economiche dando nuova centralità al patrimonio territoriale.
I soggetti del territorio
La parola territorio è un termine oggi un po’ abusato, usurato da una retorica populista di stampo leghista che ne ha travisato il senso in chiave conservatrice, tradizionalista ed esterofoba. Questa definizione di Magnaghi sui soggetti del territorio, invece, ci pare essere molto calzante.
“[…] i nuovi abitanti, capaci di prendersi cura dei luoghi, non si identificano necessariamente con i residenti locali storici (proprio questi ultimi sono a volte portatori […] di usi distorti del milieu per risucchiarne e sfruttarne energie nel contesto della competizione globale): gli attori che interpretano lo spirito del luogo e progettano l’autosostenibilità della comunità locale possono arrivare da ogni parte del mondo a cooperare alla costruzione del progetto locale e delle sue relazioni globali.”
“[…] l’anima del luogo è riconosciuta e coltivata proprio dagli ospiti, dagli stranieri, mentre molti abitanti locali, presunti custodi dell’<> di Cattaneo si attardano a praticare, guidati da immaginari esogeni e modelli estetico-sociali di salvifiche modernizzazioni, il localismo <>, ovvero il consumo scriteriato e autodistruttivo delle proprie risorse patrimoniali.”
“[…] il luogo appartiene a chi se ne prende cura: appartiene perciò a chi è portatore di interessi collettivi per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni comuni […]“
La Provincia di Torino, nell’ambito delle azioni di recupero delle aree degradate previste dal Contratto di Fiume del torrente Sangone, ha creato una convenzione insieme ai Vigili del Fuoco per la bonifica del Sangone. Dal 2010 sono stati eseguiti 8 interventi che hanno coinvolto oltre 100 unità per un totale di circa 150 tonnellate di rifiuti rimossi.
Bisogna premettere che i continui tagli di fondi hanno limitato, e in certi casi soppresso, le esercitazioni utili a mantenere il dispositivo di emergenza dei Vigili del Fuoco in funzione, attività importantissime, propedeutiche all’uso di mezzi pesanti in situazioni di emergenza.
La bonifica del Sangone è stata così l’occasione per rispondere a due esigenze. Le risorse provinciali sono servite ad effettuare la pulizia delle sponde ad un costo molto ridotto (1/10 del valore di mercato, un rimborso spese destinato alla manutenzione ordinaria dei mezzi) e in più è stato impiegato del personale che ha svolto attività di addestramento sul dissesto idrogeologico, di capitale importanza per intervenire con efficacia in casi di alluvioni, frane e terremoti.
Per la bonifica delle sponde del Sangone dagli orti urbani che si trovano in zona a rischio di esondazione, questa pratica, sperimentata con successo, è un esempio mirabile di sussidiarietà tra le istituzioni e di utilizzo ottimale di fondi pubblici.
Bravi tutti!
Qui trovate il pdf presentato da Silvio Saffioti del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Torino in occasione dell’Assemblea di Bacino del Contratto di Fiume del torrente Sangone tenutasi il 20 dicembre 2011 ad Orbassano.
Gli orti lungo le sponde: un grave problema ecologico
Collage foto materiali in alveo
Foto scattate ad aprile 2011, prima dell’alluvione. In situazione normale ecco cosa si può trovare lungo le sponde. Questo è il risultato delle esondazioni passate che hanno portato via e disperso tutto ciò che si trovava lungo le sponde. La causa sono in buona parte gli orti -di cui sono riconoscibili frammenti di materiali comunemente usati- e in parte le discariche abusive.
Gli orti lungo le sponde vanno ricollocati
Per motivi di ordine ecologico legati alla dispersione di materiali inquinanti in alveo, sia per la forte riduzione della funzionalità ecologica dovuta alla mancanza di fasce boschive perifluviali sufficientemente ampie.
Precisazione: quando nella mappa del Parco Agricolo del Sangone si parla di orti urbani istituzionalizzati, tra questi non sono inclusi gli orti lungo le sponde. L’ipotesi che gli orti urbani grazie ad una riqualificazione dal basso possano essere trasformati e regolarizzati è valida solo per gli orti che si trovano sulle parti pianeggianti. Gli orti in alveo e lungo le sponde vanno eliminati, ripulendo l’area da tutti i materiali non biodegredabili e ricollocando gli ortolani in nuovi orti nella parte alta, non a rischio di esondazione.
A inizio novembre c’è stata la grande alluvione che ha scosso tutta l’Italia, riportando a onor di cronaca i gravi problemi di rischio idrogeologico della penisola e la totale inadeguatezza italiana nel fare politiche capaci di affrontarli. Tutti i fiumi e i torrenti del Piemonte sono esondati, compreso il Sangone lungo il quale, nel tratto urbano, ci sono molti orti in alveo. Gli orti, nel tratto di Mirafiori, occupano tutta le sponda sinistra del Sangone. Le sponde sono state colonizzate mediante complessi sistemi di terrazzamenti sino ad arrivare alla parte pianeggiante del letto del torrente dove gli orti arrivano sino a pochi metri dall’acqua.
Gli orti lungo le sponde: un grave problema ecologico
Per coltivare sono state disboscate le sponde. La mancanza di fasce boschive lungo i corsi d’acqua ha due gravi conseguenze: la prima è che non c’è vegetazione fluviale a svolgere l’importantissima funzione di depurazione delle acque, la seconda è che non c’è nessun ostacolo capace di rallentare il corso d’acqua in caso di piena, senza contare che la terra lavorata, priva di coperto vegetale, si trova ad essere in caso di alluvione molto più esposta all’erosione.
Prima
Dopo
Materiali impropri
Come si evince dai post: cosa può contenere un orto 1 e cosa può contenere un orto 2, gli orti sono spesso ricettacolo di materiali non biodegradabili e spesso altamente inquinanti, come il fibrocemento e il PVC. In caso di piena ogni oggetto viene portato via dall’acqua, frantumandosi e disseminandosi lungo le sponde e sul letto del fiume.
Su Flickr trovate l’album completo
miraorti ringrazia
Grazie a quell’ortolano gentile e misterioso che ha potato tutte le viti e le rose dell’orto collettivo.
Gli ortolani della zona non solo rispettano l’orto e ci danno consigli mentre lavoriamo con le scuole, ma intervengono direttamente nella cura dell’orto. Questo è segno della buona riuscita dell’iniziativa e del fatto che l’orto collettivo e i suoi fruitori sono ben accetti tra gli ortolani. In un’ottica di apertura dell’area verso il quartiere questo è un buon segnale di integrazione di due mondi, il quartiere e gli orti, che finora hanno comunicato a fatica. Forse anche gli ortolani hanno voglia di cambiamento.