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Un dicembre piuttosto caldo

Un nuovo post di Urbees per il “Diario dell’apicoltore” a cura di Antonio Barletta

Dicembre. Siamo alle porte dell’inverno. Nel nord Italia le api mediamente restano dentro l’alveare ed escono, solo con temperature maggiori di 10°, per i voli di purificazione: le funzioni fisiologiche sono bandite all’interno del nido. Sebbene sia la temperatura ad inibire i voli delle bottinatrici, c’è anche una questione di scarse fonti trofiche. Ma quando le api si ritrovano con più di 15°, per più giorni in dicembre, non danno retta all’indisponibilità di cibo da importare. Escono lo stesso. E il risultato è che le famiglie vanno in deficit: consumano più nettare di quanto ne raccolgono, per sostenere i voli di bottinamento infruttuosi. Con queste temperature, si scombussola l’economia degli alveari, dandoci una prova in più di quanto le api siano delle sentinelle ambientali.

Per fortuna che tra i viottoli degli orti urbani di strada del Drosso è fiorita una siepe di edera, capace quanto meno di ridurre i danni causati dalla follia climatica. Sicuramente non sarà sufficiente a ricoprire i costi dei voli di bottinamento, ma è pur sempre una notizia confortante per noi e per le api. Tra l’altro, e non è da sottovalutare, con queste temperature insolite, insorge il pericolo saccheggi: le famiglie più popolose s’impossessano delle scorte delle famiglie più deboli, portando queste al collasso. Non è il nostro caso fortunatamente.
In sostanza, fuori dai normali cicli biologici naturali, l’equilibrio si sfalda innescando la lotta per la sopravvivenza, rea di alcune perdite necessarie al riadattamento.

Tuttavia gli apicoltori possono ridurre i rischi. Nutrendo le api appunto, partendo dalle famiglie più deboli. Per cui, una delle ultime operazioni apistiche effettuate da UrBees è consistita nell’integrazione delle scorte invernali. Abbiamo aggiunto del candito a base di fruttosio che sostituisce la mancanza di nettare in ambiente esterno.

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