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L’ultima contadina di Mirafiori

Continua la serie di post sul Parco Piemonte con un intervista alla Signora Lucia che ha trascorso tutta la sua vita (ad eccezione di una breve interruzione di 4 anni) nella Cascina Cassotti Balbo come contadina sino al 2009.

1946

Nel 1946 i genitori di Lucia lasciano Grugliasco perché la famiglia era diventata troppo numerosa e non c’era cibo per tutti; affittano dalla Signora Carta (proprietaria dell’epoca) la Cascina Cassotti Balbo di Mirafiori. La cascina era un ex convento, Lucia ancora si ricorda del roseto che collegava l’edificio alla chiesa, usato come passaggio dalle suore per recarsi in chiesa. Lavorano i campi di pertinenza della Cascina e campi attigui di altri proprietari, per un totale di 110 giornate di terra (circa 53 ettari). I terreni venivano usati per lo più per produrre foraggio, grazie all’ampia disponibilità di acqua che permetteva la produzione intensiva di fieno. I prati irrigui venivano periodicamente inondati con l’acqua che arrivava da un braccio della Dora tagliato all’altezza di Alpignano. I lavori annuali cominciano a gennaio con la concimazione dei campi e poi il primo taglio del fieno a maggio e poi a ripetizione ogni 40 giorni. L’irrigazione era il lavoro più impegnativo con il sistema delle chiuse da gestire e la pulitura dei canali.

La meccanizzazione

Nel ’46 cominciano senza attrezzature motorizzate, possegono solo una macchina a lame per fare il fieno che si attaccava al cavallo. Le colture erano miste, seminativi e produzione di fieno fatta da loro direttamente o dai pastori che avevano un contratto con la cascina. Nel momento in cui cominciava la bella stagione servivano uomini, ci si recava a Saluzzo dove i giovani in cerca di lavoro si recavano in piazza e lì contrattavano il lavoro stagionale. Avevano un salario, alloggio e vitto che consumavano per conto loro. Di fisso c’era solo il signor Matteo che lavorò sino alla pensione come bovaro. Il lavoro era durissimo ma poi arrivò il Ford 2000, -quando eravamo già dei Signori arricchiti nel senso di fare meno lavoro-, il lavoro manuale diminuiva sempre di più, arrivò anche la macchina a motore per girare il fieno. Poi quando Lucia aveva 12/13 anni -ormai non ero più bambina- arrivò l’elevatore per i balôt e in seguito lo spargi letame.

La trebbiatura

Il momento della trebbiatura era un momento di gran festa. La trebbiatrice passava da una cascina all’altra, le famiglie si aiutavano una con l’altra. Si preparavano lauti pranzi, si faceva la maionese, si ammazzava una gallina e per i bambini era una festa. La signora Lucia, bambina, veniva mandata a comprare mezzo chilo di prosciutto cotto. -Non si ballava però, noi eravamo vicino alla chiesa-.

Il matrimonio e il ritorno

Alla fine negli anni ’70 erano solo 3, lei ormai adulta lascia la casa paterna e apre un negozio di ortofrutta in strada Castello di Mirafiori dove vende i prodotti della cascina (un prototipo di Farmer Market a Km0). Nel ’76 il padre sul letto di morte chiede che la cascina non venga abbandonata, in un anno il marito di Lucia sistema il lavoro e insieme tornano alla cascina alla quale ormai restavano solo più 16 giornate di terra. Coltivano i campi di Nichelino dove ora c’è il Carrefour, gli attuali campi da gioco al fondo del parco Colonnetti, i campi lungo il cimitero sud dove ora ci sono i nomadi, un distributore e l’attuale parco Piemonte tra la discarica Fiat e il Sangone. Nei seminativi coltivano soprattutto grano, poco mais -perché lo rubavano-.
Il lavoro di pulizia delle bealere restava il più duro, quando si tagliava il fieno si pulivano anche le bealere con la falce. Lo facevano anche per il golf di corso Unione che usava l’acqua della Dora per annaffiare il campo da gioco. Bisognava mettere le paratie e poi si andava avanti camminando per capire dove usciva l’acqua.

Transumanza

Sino al 1999 d’inverno, di ritorno dalla transumanza, veniva un pastore con 30/40 mucche. Abitava in cascina con loro, contro un canone riceveva alloggio, legna per scaldarsi, stalla e fieno per le mucche. Poi con l’ASL divenne sempre più complicato avere bovini, negli ultimi 10 anni di attività delle cascina veniva un pastore con 150 pecore. Questo costituiva un’entrata complementare ai ricavi della cascina che si riducevano sempre più con il calo del prezzo del foraggio. Le entrate non erano sufficienti per vivere, c’era la pensione e il lavoro di macellaio del marito che d’inverno andava nelle cascine ad ammazzare i maiali. Fin che hanno potuto hanno allevato anche loro maiali, nutriti in buona parte con i resti della mensa della Carello, poi, per via delle case sempre più vicine, non li hanno potuti più tenere.

I sinti

Con i sinti (il cui campo confina con il Parco Piemonte e con i campi da loro coltivati) Lucia dice di avere avuto sempre buoni rapporti, anche il marito conferma, -rapporto di rispetto reciproco, ottenuto qualche volta attraverso minacce con un fucile, ma ottenuto-. All’epoca venivano a comprare in cascina le galline e la paglia per il cavallo. Si ricorda da piccola della Morina, che veniva spesso in cortile con un gran gonnellone nero nel tentativo di nascondere le galline.

2009 Auchan, Enzo B, la fine

Il 6 luglio del 2009 hanno dovuto abbandonare la cascina. Dopo vari passaggi la proprietà é passata a Auchan e poi a Enzo B tramite un accordo.
Per Lucia è stato un trauma. Nata nel ’50 è stata via dalla cascina per soli 4 anni.
Non è riuscita ad allontanarsi dal luogo in cui è cresciuta e vissuta. Ora abita in una piccola villetta a poche decine di metri di distanza dalla Cascina Cassotti Balbo.
I canali e le bealere che hanno costituito la ricchezza dei campi di Mirafiori negli ultimi quattro secoli versano dal 2009 in stato di abbandono.

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