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Il Diario dell’Apicoltore

Cari lettori,

benvenuti nella nuova sezione del blog dedicata all’apicoltura. Una sfida, più che un’avventura, che vede protagonisti Miraorti e Urbees.

Ne “Il diario dell’apicoltore” saranno narrate e documentate le visite all’apiario dell’orto urbano “Elvira”,  situato nei pressi di Strada del Drosso a Torino. Per i lettori più esigenti non mancheranno i post dedicati alla biologia e allevamento delle api di modo che tutti ne possiate diventare profondi conoscitori. A tenervi sempre aggiornato sarò io, Antonio Barletta, responsabile del progetto Urbees e apicoltore dell’apiario di Miraorti.

Attualmente abbiamo in gestione due arnie (nido in legno per api), acquistate da un’apicoltore di Caraglio (Cuneo), ognuna delle quali contiene una famiglia di api.





Tanto per cominciare con le nozioni sulla biologia delle api, che a molti annoiano ma a tanti altri entusiasmano, analizziamo brevemente gli abitanti dell’alveare. Chi non desidera acquisire queste informazioni, può passare oltre.

Una famiglia di api è composta da tre caste: ape regina, ape operaia e fuco.

  • In ogni alveare c’è solo una regina: soltanto ad essa spetta il compito di deporre, le altre api di sesso femminile (api operaie) sono sterili. Nei mesi più caldi può deporre fino a 2000 uova al giorno. La regina, inoltre, ha una particolare secrezione di feromoni utili alla coesione sociale e al controllo delle nascite.
  • La casta delle operaie è la più numerosa all’interno dell’alveare, è di sesso femminile sebbene non deponga ed è la più completa per i ruoli che svolge. In sintesi, ogni operaia, dalla nascita alla morte, a seconda della temperatura d’incubazione e delle necessità, svolge questi compiti: pulizia delle cellette, copertura della covata, allevamento covata, servizio corte regina, ricezione nettare, produzione miele, rimozione detriti, ammucchiamento polline, costruzione del favo in cera, ventilazione, guardiana, bottinatura.
  • I fuchi, i maschi dell’alveare, sono la casta che si occupa della riproduzione per mezzo dell’accoppiamento con la regina. Mai, però, un fuco si accoppierà con la propria regina pena la scarsa variabilità genetica. I fuchi, a dispetto delle antiche credenze degli apicoltori, sono indispensabili per la conservazione della specie Apis di cui fanno parte.

Insomma, l’alveare è un superorganismo. Analogo ad una persona o in generale al corpo di un mammifero. Nonostante le api siano considerati animali “a sangue freddo”, mantengono la temperatura interna del nido sui 36° C. Altra curiosa scoperta è la presenza di cellule (api) col ruolo esclusivo di riproduttori o di altre col ruolo di termoregolamentazione. Lo stesso nettare può esser visto come il sangue o i favi in cera come le ossa.

Con un piccolo sforzo abbiamo esplorato un frammento del generale funzionamento dell’alveare. In futuro avremo modo di approfondire maggiormente quanto scritto finora. Per il momento teniamo a mente che l’alveare è qualcosa di più grande della semplice somma delle singole api.

Tornando a noi…





Due arnie, una bianca e una blu ciano, due famiglie di api con una regina a testa.

  • Nell’arnia bianca è presente una regina nata circa due mesi fa. La regina precedente, per necessità sciamatorie, ha deciso di abbandonare la famiglia con una corte di api appresso (più del 50% del totale) lasciando dietro di se una colonia totalmente inesperta con una regina appena nata. L’alveare, nonostante la perdita dello sciame primario e l’inesperienza della giovane regina ha un sostanzioso numero di api all’interno. Attualmente l’alveare è ricco di api ma avrà problemi durante l’inverno a causa della regina poco prolifica. In pratica sono presenti poche uova nelle cellette del favo e non saranno sufficienti a sostituire le api presenti ora, il cui ciclo di vita termina alle porte dell’inverno. Per questo motivo e altri abbiamo deciso di sostituire la giovane regina con una d’allevamento.
  • L’arnia blu ciano, anch’essa con un sostanzioso numero di api, contiene una regina del 2009 e presenta una buona omogeneità di covata: Ci sono abbastanza scorte di miele e polline ed a prima vista non sembra essere affetta da patologie o disfunzioni sociali. Anche qui verrà sostituita la regina con un’altra d’allevamento a causa della sua anzianità.

Cambiando le regine ci assicuriamo una forte coesione e popolosità dell’alveare, requisiti necessari alla sopravvivenza della colonia durante i mesi freddi.

Entrambe le famiglie hanno prodotto miele di tiglio e acacia e da poco hanno terminato la produzione di miele di castagno.

In conclusione, se nutrite interesse verso questo genere di allevamento, vi invito a seguire “Il diario dell’apicoltore” nelle prossime pubblicazioni con la sostituzione delle regine e i trattamenti antivarroa.

Ciao.

A presto.

Antonio

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