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Il Parco Piemonte

Miraorti si occuperà nelle prossime settimane del Parco Piemonte. Il 18 giugno ci sarà un evento di progettazione partecipata e sensibilizzazione all’ambiente dal titolo: “Parco Piemonte. Quale futuro per un parco urbano? “.
Le questioni sono molte, quest’area è rappresentativa di quanto è accaduto e continua ad accadere a molte aree periferiche urbane. La difficoltà di salvaguardare aree agricole e contenere l’urbanizzazione.
Con il post Pascolo al Parco Piemonte è cominciata una serie di post che racconteranno il parco per fornire una chiave di lettura dei luoghi in previsione dell’evento del 18 giugno.

Isabella ci racconta il Parco Piemonte.

Il Parco Piemonte, che si trova lungo le sponde del Sangone nell’area compresa tra la chiesa di San Barnaba, in strada Castello di Mirafiori, e corso Unione Sovietica, rappresenta un ultimo esempio del paesaggio agrario di Mirafiori Sud.
Ancora nel periodo fra le due guerre tutto il territorio di Mirafiori Sud era sede di una diffusa attività agricola, vasti spazi agricoli erano punteggiati da cascine e edifici rurali.
Il territorio, ricco di sorgenti e di acqua superficiale per la vicinanza con il Sangone e il Po, era anche solcato da parecchi canali di irrigazione.
La parte del Parco Piemonte vicino a strada Castello di Mirafiori rappresenta bene questo paesaggio per la presenza della Cascina Cassotti Balbo, l’unica cascina rimasta ormai a Mirafiori. Un tempo i suoi appezzamenti di terreno arrivavano fino in prossimità di Via Artom, con campi coltivati a mais, foraggio e grano. Ora hanno lasciato il posto a case e strade.
Costeggiando il muro di cinta della cascina in strada del Castello e imboccando la strada privata a fianco della casa parrocchiale si vedono gli ultimi prati irrigui di pertinenza della cascina.
Proseguendo lungo la strada, lasciandosi sulla destra la zona agricola, ci si avvicina alle sponde del Sangone e si incontra un anfiteatro naturale e una zona ad orti urbani.
Vicino agli orti una piccola cascina, la Cascina Piemonte, di proprietà della Città di Torino, ora in attesa di un nuovo utilizzo.
Proseguendo in mezzo agli orti si arriva alle sponde del torrente Sangone dove fino al secondo dopoguerra, prima della più intensa urbanizzazione, vi erano le spiagge del Sangone, meta di gite fuori porta dei torinesi più poveri, che non potevano permettersi le vacanze al mare.
Ora le sponde, molto belle in questo tratto, non sono più frequentate per la difficoltà di accesso e per la scarsa qualità delle acque.
Lasciando le sponde del torrente e dirigendosi verso l’ uscita di corso Unione Sovietica si incontra un campo nomadi. Il campo, abitato da sinti, è stato molte volte causa di tensioni e problematiche per chi frequenta il parco.
L’accesso da corso Unione Sovietica, l‘entrata ufficiale, è problematica e poco visibile e questo rende il parco veramente inaccessibile.

Il Parco Piemonte, 15 ettari di parco cittadino, è ora oggetto di una progettazione che prevede il recupero dell’intero Parco per renderlo finalmente usufruibile da parte di un maggior numero di cittadini. inserendolo nella riqualificazione generale delle sponde del Sangone prevista nel progetto Corona Verde.
Il nodo centrale della sua riqualificazione sta proprio nell’individuare la destinazione migliore per quest’area verde, risorsa importante per il quartiere.

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