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Coltivare in città / Emanuele Bobbio

Con questo post iniziamo a costruire una bibliografia condivisa riguardo al progetto miraorti e alle tematiche che via via affronteremo. Saremmo molto felici di ricevere suggerimenti e aggiunte.

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Coltivare in città: proposte di agricoltura urbana a Torino e Vancouver
Emanuele Bobbio
Tesi di laurea del Politecico di Torino
Corso di Laurea Specialistica in Architettura
anno accademico 2008/2009

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La tesi è articolata in due parti: la prima teoria teorica affronta le grandi tematiche dell’agricoltura, della città e della produzione urbana. La seconda, applicativa, prende in considerazione 2 casi, Torino e Vancouver, e le varie possibilità di sperimentare l’agricoltura in tutte le sue forme nel quartiere di Barriera di Milano e North Vancouver.
La parte che ci interessa è soprattutto la prima dove viene fatta una buona sintesi dell’evoluzione della città e dell’agricoltura nel scorso secolo per trovare le cause dell’attuale interesse da parte di amministrazioni e cittadinanze all’agricoltura urbana.

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Partendo dalla definizione di Wendell Berry “mangiare è un atto agricolo” viene tracciata una ricostruzione storica, economica e sociale della produzione agricola, dell’espansione urbana e dell’evoluzione nell’abitare e dei comportamenti del cittadino occidentale legati al consumo e allo spostarsi.
Negli ultimi 60 anni si è arrivati ad adottare unicamente un tipo di produzione che comporta costi sempre più alti dal punto di vista ecologico ed economico con gravi conseguenze legate alla drastica diminuzione della biodiversità dovuta alle monocolture, al calo delle rese per via dell’uso massiccio di fertilizzanti, alla dipendenza dalle multinazionali per l’approvigionamento di sementi, fertilizzanti, trattamenti chimici e vendita dei raccolti.
Questo tipo di produzione connesso ad un modo di abitare che favorisce il consumo di terreno agricolo, gli spostamenti in macchina, l’impermeabilizzazione dei suoli e l’impoverimento delle relazioni sociali, hanno reso oggi di attualità altre forme alternative di produzione più critiche, un cambiamento di rotta che partendo dal basso offra forme di produzione alternative e un uso diretto dello spazio urbano.

La coltivazione in città può assumere diverse forme, nella tesi vengono analizzati con particolare attenzione gli esempi europei e nordamericani: community garden, orti municipali, orti ricreativi, fattorie urbane, orti dimostrativi, frutteti urbani, vivai urbani, orti sui tetti, orti scolastici, giardini privati e aiuole edibili.

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Qui una citazione tratta dal capitolo “Benefici sociali” : “L’agricoltura urbana porta con sé vari benefici dal punto di vista sociale, poichè implica un uso attivo del territorio urbano, da parte della popolazione. La presenza di orti urbani in un quartiere crea situazioni di iterazione tra le persone, portando alla nascita di reti informali di scambio e aiuto. L’attività del coltivare diventa infatti occasione di stimolo per uno scambio di favorendo reti informali di scambio di consigli, di informazioni, oltre che di prodotti […] crea un maggiore senso di appartenenza al territorio che si riflette in una maggiore attenzione al contesto urbano allargato. La presenza degli orti si traduce quindi spesso con una maggiore coesione sociale […] aumenta la vigilanza del territorio incentivando gli abitanti a vivere più tempo negli spazi pubblici. […] L’agricoltura urbana infine può diventare un importante strumento educativo. […] Osservare una pianta attraverso le sue fasi di crescita, raccoglierne i frutti e mangiarli dopo averli cucinati con le proprie mani, è un occasione per insegnare ai bambini concetti legati alla scienza, alla biologia e all’importanza di una corretta alimentazione ma anche trasmettere valori individuali e sociali quali la costanza, l’impegno e il rispetto per tutti gli elementi della natura. […]” .

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La tesi è consultabile nella biblioteca di dipartimento Casa & Citta del Politecnico di Torino, al Castello del Valentino.

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