La scorsa settimana abbiamo incontrato Matteo Robiglio, tutor scientifico del progetto.
Da alcuni appunti sparsi e parziali, un breve resoconto sulle linee di lavoro suggerite.
Siamo partiti da una delle questioni più spinose: gli orti situati nell’alveo del Sangone che in caso di piena o alluvione sono inondati. Quest’area di difficile accesso per le sue caratteristiche morfologiche è stata negli anni occupata dagli ortolani più impavidi che hanno messo a punto complesse strategie di “colonizzazione” per coltivare in situazioni estreme. Le problematiche che questo tipo di appropriazione comporta sono di due tipi, ecologiche e di livello di fruizione. Fruizione, perché questo tipo di occupazione è esclusiva e impedisce l’accesso al torrente e ne pregiudica un uso pubblico; ecologica, perché il materiale eterogeneo accumulato dagli ortolani con le piene viene travolto e portato a valle. Inoltre gli orti limitano lo spazio della vegetazione fluviale che consente di migliorare la funzionalità del corridoio ecologico e ha l’importantissimo ruolo di contenere l’erosione e di depurare le acque.

La complessità di gestione indurrebbe l’amministratore, intenzionato a riqualificare, a dire: ti prendo, ti sposto e ti regolarizzo. Ma la difficoltà di accesso rende impossibile ogni tipo di bonifica intesa in maniera tradizionale.
In questo quadro si potrebbe immaginare un percorso inclusivo, una riqualificazione graduale utilizzando le risorse in campo. Proporre uno scambio: definire un insieme di norme da fare adottare agli ortolani offrendo loro in cambio meno precarietà. Trovare delle formule temporanee di uso di suolo pubblico, quali per esempio il “diritto di suolo pubblico”, per un dato periodo, cedibile e scambiabile, che alla fine ritorni di proprietà del Comune. Ricorrere all’autobonifica usando le risorse sociali presenti per dare origine ad una nuova organizzazione spaziale e sociale degli orti lungo le sponde, compatibile con la natura volubile del fiume, con altri tipi di usi e con le necessità ecologiche. Una soluzione win to win, capace di non danneggiare nessuno dei soggetti coinvolti. Produrre gratuitamente benefici che fino a questo momento sono stati a carico della cittadinanza.

A questi orti viene attribuito un valore commerciale; spesso sono oggetto di scambio e vendita. Il contesto economico è un aspetto importante da indagare per valutare il tipo di investimento che un ortolano è disposto a fare per avere un orto.
Gli Stati Uniti, paese con meno ammortizzatori sociali rispetto l’Europa, ha subito capito il potenziale economico rappresentato dalla coltivazione urbana in termini di costi di salute pubblica. Li, dove i riadattamenti sono molto veloci, è apparso subito chiaro che, oltre alle importanti dimensioni relazionali, produttive e ludiche, gli orti hanno una positiva ricaduta sulla spesa pubblica. Avere persone che fanno attività fisica costantemente e che mangiano cibi freschi e sani riduce notevolmente le spese medico-sanitarie a carico della collettività. Gli orti possono produrre quindi benefici non solo per chi coltiva ma per la comunità più in generale e diventare anche possibilità di guadagno per le amministrazioni pubbliche (attraverso canoni di affitto per l’orto).































































































