Archives for the month of: novembre, 2010

La scorsa settimana abbiamo incontrato Matteo Robiglio, tutor scientifico del progetto.

Da alcuni appunti sparsi e parziali, un breve resoconto sulle linee di lavoro suggerite.

Incontro con Matteo Robiglio Incontro con Matteo Robiglio 2
Colonizzazione

Siamo partiti da una delle questioni più spinose: gli orti situati nell’alveo del Sangone che in caso di piena o alluvione sono inondati. Quest’area di difficile accesso per le sue caratteristiche morfologiche è stata negli anni occupata dagli ortolani più impavidi che hanno messo a punto complesse strategie di “colonizzazione” per coltivare in situazioni estreme. Le problematiche che questo tipo di appropriazione comporta sono di due tipi, ecologiche e di livello di fruizione. Fruizione, perché questo tipo di occupazione è esclusiva e impedisce l’accesso al torrente e ne pregiudica un uso pubblico; ecologica, perché il materiale eterogeneo accumulato dagli ortolani con le piene viene travolto e portato a valle. Inoltre gli orti limitano lo spazio della vegetazione fluviale che consente di migliorare la funzionalità del corridoio ecologico e ha l’importantissimo ruolo di contenere l’erosione e di depurare le acque.

Incontro con Matteo Robiglio 3
La complessità di gestione indurrebbe l’amministratore, intenzionato a riqualificare, a dire: ti prendo, ti sposto e ti regolarizzo. Ma la difficoltà di accesso rende impossibile ogni tipo di bonifica intesa in maniera tradizionale.

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Autobonifica

In questo quadro si potrebbe immaginare un percorso inclusivo, una riqualificazione graduale utilizzando le risorse in campo. Proporre uno scambio: definire un insieme di norme da fare adottare agli ortolani offrendo loro in cambio meno precarietà. Trovare delle formule temporanee di uso di suolo pubblico, quali per esempio il “diritto di suolo pubblico”, per un dato periodo, cedibile e scambiabile, che alla fine ritorni di proprietà del Comune. Ricorrere all’autobonifica usando le risorse sociali presenti per dare origine ad una nuova organizzazione spaziale e sociale degli orti lungo le sponde, compatibile con la natura volubile del fiume, con altri tipi di usi e con le necessità ecologiche. Una soluzione win to win, capace di non danneggiare nessuno dei soggetti coinvolti. Produrre gratuitamente benefici che fino a questo momento sono stati a carico della cittadinanza.

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A questi orti viene attribuito un valore commerciale; spesso sono oggetto di scambio e vendita. Il contesto economico è un aspetto importante da indagare per valutare il tipo di investimento che un ortolano è disposto a fare per avere un orto.

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Risorsa economica

Gli Stati Uniti, paese con meno ammortizzatori sociali rispetto l’Europa, ha subito capito il potenziale economico rappresentato dalla coltivazione urbana in termini di costi di salute pubblica. Li, dove i riadattamenti sono molto veloci, è apparso subito chiaro che, oltre alle importanti dimensioni relazionali, produttive e ludiche, gli orti hanno una positiva ricaduta sulla spesa pubblica. Avere persone che fanno attività fisica costantemente e che mangiano cibi freschi e sani riduce notevolmente le spese medico-sanitarie a carico della collettività. Gli orti possono produrre quindi benefici non solo per chi coltiva ma per la comunità più in generale e diventare anche possibilità di guadagno per le amministrazioni pubbliche (attraverso canoni di affitto per l’orto).

A fine estate, durante la realizzazione di un giardino temporaneo a Villa Borghese, ho parlato con Veronique e Marc de atelier le balto del progetto miraorti. Le loro indicazioni sono state molto preziose per le fasi iniziali del progetto.

atelier le balto/ Villa Borghese 4 atelier le balto/ Villa Borghese 7 atelier le balto/ Villa Borghese 6 atelier le balto/ Villa Borghese 2 atelier le balto/ Villa Borghese 5
Ecco alcuni dei loro preziosi consigli:

- cominciare “facendo”. Mostrare subito alle persone quello che si è capaci di fare, scegliere un punto che versa in cattive condizioni e cominciare a lavorarci

- se i nostri interlocutori sono persone che coltivano e fanno giardinaggio, non c’é modo migliore per capirsi che quello di coltivare e fare giardinaggio a nostra volta

- non chiedere agli abitanti di fare il nostro mestiere di paesaggisti, ma cercare di capire le reali esigenze, decifrare i conflitti, cogliere il potenziale del sito e servirsi di tutto questo come materia di progetto

- utilizzare materiali presenti sul sito, questo sia per ragioni di ordine ecologico ed economico, sia come mezzo per raccontare la storia e le caratteristiche del luogo

- non cominciare per forza da un approccio analitico, mettere le proprie conoscenze e il proprio bagaglio culturale a servizio del progetto e, a mano a mano, definire un metodo in funzione delle caratteristiche e degli attori sociali

-creare dei luoghi socializzanti per interagire e informare i fruitori del lavoro che si sta facendo.

atelier le balto/ Villa Borghese 3
Disegno di Marc Pouzol su come usare materiali di scarso valore presenti sul sito per per realizzare un orto/punto di incontro per il quartiere. Un luogo dove incontrare gli abitanti, raccogliere informazioni, dare e ricevere consigli, scambiare opinioni sul progetto e bere un bicchiere.

atelier le balto/ Archipel

Diverse azioni sono in programma nel quartiere, abbiamo cominciato dall”orto collettivo che da un mese ci stiamo adoperando a sistemare. Avremo un budget molto ridotto e vorremmo usare per queste realizzazioni materiali presenti sul luogo e possibilmente riciclati.

Nell’area ci sono 5 depositi di cassette e bancali. Per noi una vera fortuna. Ecco qualche foto.

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E’ una tecnica per utilizzare sfalci e resti di potature traendone vantaggio, imparata dal collettivo di paesaggisti atelier le balto durante i workshop a Villa Romana.

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Spesso nella normale gestione di parchi e giardini i residui dei lavori di giardinaggio vengono considerati rifiuti e smaltiti altrove. La ramée è un modo per utilizzare all’interno dell’area i propri residui in modo da avere una gestione autonoma e autosufficiente dal punto di vista della circolazione della materia.

Bisogna individuare nel giardino uno spazio dove si vuole migliorare il terreno e magari infoltire la vegetazione favorendo la germinazione spontanea. Con i rami e resti delle potature si comincia a tracciate una linea sul suolo, i rami devono essere intrecciati avendo l’accortezza di inserirli sempre nello stesso senso, in questo modo si avrà una buona stabilità e un bel risultato. Si continua ad aggiungere rami ispessendo la ramée a poco a poco fino a ottenere un grande cordone. L’altezza e la larghezza media è di circa un metro e può essere lunga quanto la si vuole. E’ preferibile usare rami, tronchi e ramaglie; tutto il materiale troppo voluminoso per andare nel compost.

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Dopo qualche mese la materia organica comincerà e deteriorarsi arricchendo il suolo sottostante. La ramè funzionerà anche da barriera impedendo il calpestio del terreno, in questo modo nell’arco di un anno o due (l’attesa cambia in base alla dimensione dei rami) si avrà del buon terriccio, ricco di materia organica e ben aerato, pronto da coltivare.

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Dal punto di vista ecologico è molto simile alla funzione protettiva svolta dai rovi verso le giovani piante legnose. I rovi impedendo l’accesso agli animali selvatici (e al giardiniere) offrono riparo ai giovani alberi che in questo modo possono germinare e crescere indisturbati per primi anni. Nell’evoluzione da prato a bosco i rovi sono il tassello essenziale perché i futuri alberi possano svilupparsi. Per questo motivo una ramée funziona anche da nursery, una riserva per la biodiversità molto importante soprattutto per spazi antropizzati come gli orti o i giardini. Dopo qualche anno se saranno arrivate delle specie che riteniamo interessanti le si possono selezionare e mantenere.

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Un modo ecologicamante virtuoso per trasformare i rifiuti in risorsa e che permette di disegnare nuovi spazi favorendo l’arrivo di piante legnose in determinati punti per ottenere una siepe mista o un allineamento di alberi.

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A miraorti con i primi lavori dell’orto collettivo abbiamo cominciato a fare una ramée che nei prossimi mesi, con le potature degli arbusti e degli alberi da frutto, continuerà a estendersi. Questa ramè sarà utilizzata per migliorare il terreno che si trova ai margini della strada per poi poterci piantare nei prossimi anni. Dato lo spazio esiguo e la prossimità con gli orti non sarà in questo caso l’anticipazione di una futura siepe.

Bonifica sperimentale degli orti spontanei (o abusivi, secondo un accezione più negativa) di Mirafiori sud.

Bonifica del futuro orto collettivo di quartiere.

 

Lista degli oggetti e dei materiali rimossi nei giorni 26, 27,28 e 29 ottobre dall’orto collettivo:

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4 mensole in marmo rosa, 50 metri di rete metallica, 67 tra barre e profilati in ferro, 1 puleggia, 2 bombole del gas, 43 lastre di vetro, 21 bottiglie di vetro, 5 cassette in plastica, 4 sacchi di calce rappresa, 1 trasmissione di bicicletta, 11 barre da ponteggio in ferro, 2 assi da wc, 2 metri quadri di isolazionte termico, 1 bobina in plastica, 87 piastrelle di ceramica, 3 taniche di plastica, 7 bottiglie in plastica, 1 barattolo di pomodori secchi, 30 metri di tubo in gomma, 2 pensili da cucina in metallo, 10 pintoni di vetro, 15 metri quadri di nylon, 13 barattoli di vetro, 5 vasi in plastica, 1 scolapiatti, 2 cancelli in ferro, 3 lattine, 3 secchi di plastica, 4 m di grondaie, 1 paio di guanti in plastica, 3 fogli di polistirolo, 1 telo in pvc, svariati metri di fil di ferro, 110 metri di filo spinato, 7 kg di ferramanta varia, 1 citofono, 1 lampadina, 1 coppa trofeo, 1 tanica di olio esausto, 2 tendine, 1 scopa, 5 tubi in alluminio, 1 albero di natale sintetico, 1 annafiatoio, 43 piastrelle di cemento, fave da semina, 1 plafoniera, 16 barattoli di vetro, 9 gambe per tavolo, 3 anelli da tenda, 3 mq di vetroresina, 2 porte in metallo, 3 metri di canna fumaria, 12 finestre, 1 sedia, 1 ruota di automobile, 7 battiscopa in marmo bianco, 3 copertoni, 1 portoncino blindato, 4 camere d’aria da moto, 9 secchi di pittura rappresa, 6 ante di armadio, 1 paio di stivali, 1 specchiera in metallo, 1 wc in ceramica, 2 bastoni per le tende, 1 mobiletto in legno, 5 coperchi di bidoni in plastica, 230 mattoni tra bucati e pieni, 128 tra assi e travetti in legno, 3 bacinelle di plastica, 40 m di filo elettrico, 17 mq di pannelli in legno, 1 paraurti, 1 specchietto da automobile, 10 perline in plastica, 28 tegole, 1 piano per consolle in marmo, 1 piano per tavolo ovale in legno, 1 box doccia, 5 mq di onduline in plastica e in vetroresina, 2 ringhiere in ferro da 6 metri, 1 pentola, 4 forme di legno da calzolaio, 7 vasi in terracotta, 1 tapparella in plastica, 1 paio di sci, 14 rigolini in plastica, 1 vasca in plastica per bambini, 2 cisterne da 500 litri, 1 tapparella in plastica, 2 caraffe in plastica, 1 scala, 1 sega, 3 ante di armadietti in metallo, 1 vanga, 1 specchio, 4 montanti per lampadari, 3 cisterne in cemento di 120 cm di diametro e 210 cm di altezza, 3 bancali, 1 ombrello, 54 tubi in plastica, 1 asse da stiro, 2 porte finestre, 1 paio di scarpe, 1 divisette, 1 gallone in vetro, 2 bidoni in plastica, 1 fresa, 1 pinza a pappagallo, 1 forcone, 2 pezzi di lampadario in ceramica, 1 mq di rete da polli, 1 interruttore, 3 maniglie, 5 accessori da bagno in ceramica, 1 pila, 19 sacchetti in plastica.

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orto collettivo fine ottobre 2
La scorsa settimana abbiamo cominciato a ripulire l’orto collettivo, siamo partiti togliendo la rete e il filo spinato che hanno riscosso immediato successo e sono stati subito recuperati, poi piano piano abbiamo cominciato a portare fuori lungo il confine tutto il resto. Un gran via vai di ortolani interessati a recuperare materiale e sono cominciati gli scambi: abbiamo guadagnato due sedie confortevoli, cachi, prezzemolo, basilico, melograni, peperoncini e insalata. Il signor Rosito ci ha prestato la sega, l’ortolano di fronte il rastrello, Pietro ci ha tenuto compagnia, Raffaele ci ha mostrato il suo orto, Fiorino ha portato via il ferro, la signora che ha il terzo orto a partire dal nostro ci ha raccontato la sua vita, Rita ci ha svelato i segreti della coltivazione in serra e la vedova dell’ortolano precedente a noi verrà probabilmente a fare giardinaggio con noi nell’orto collettivo da primavera.

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E stata una settimana intensa, abbiamo portato fuori enormi quantità di cose, di ogni genere e tipo, accumulate negli ultimi 40 anni. Nel mentre gli ortolani si fermavano a chiaccherare prima di andare a fare gli ultimi lavori dell’autunno. I più audaci stanno già seminando fave e piselli, preparano il terreno per la primavera e piantano aglio e cipolle.

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Grazie mille a Luca che si è unito a noi e ci ha molto aiutati.

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Incontro di Marie con la signora Maria

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Martedi 23 ottobre, eravamo all’orto. Primo giorno di lavoro, primo giorno di pulizia. Durante il mattino, una piccola signora è arrivata con il suo carrello. Si è fermata: che cosa facevamo? Dopo alcune spiegazioni, e la sua approvazione per il nostro progetto, ci ha parlato del suo orto e dei suoi cachi. Isabella e Stefano conoscono la mia nuova passione per quella frutta: dunque ho accompagnato Maria. Sul cammino, questa ortolana mi ha raccontato la sua vita, i suoi figli, i suoi orti.
Mi ha guidato nel suo orto,  spiegandomi gli alberi, le piante. Abbiamo colto un secchio pieno di cachi. Tre belle zucche l’aspettavano: erano come dei bambini.
Il giorno dopo, il sole era là e Maria anche. Tutt’e due abbiamo camminato fino al suo altro orto. Ci sono alberi di frutta, una serra, dei bidoni per raccogliere l’acqua. Ci sono del basilico, dei pianti di pomodori, dei peperoncini, ancora dei cachi, dei fagiolini. Maria deve preparare il suo orto per l’inverno: bisogna pulirlo, diserbarlo per potere piantare i piselli. Stefano e io siamo ripartiti con un mazzo di basilico, gli ultimi peperoncini della stagione e dei melograni.

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